16 Ottobre 2026
Politica

Carburanti, il governo proroga lo sconto sul gasolio fino al 17 settembre

Il Consiglio dei ministri ha varato un nuovo decreto-legge per la proroga dello sconto sui carburanti. La misura prevede una riduzione di 17 centesimi al litro sul prezzo del gasolio utilizzato come carburante. Lo sconto si applica non solo al gasolio tradizionale ma anche ai gasoli paraffinici ottenuti da sintesi o idro-trattamento e al biodiesel immessi in consumo come carburante.

Confermato, per lo stesso arco temporale, anche il credito d’imposta a favore delle imprese di autotrasporto, categoria storicamente più esposta alle oscillazioni del prezzo del gasolio.

Il decreto non si limita alla leva fiscale sui prezzi. Introduce infatti una norma destinata a incidere sui rapporti tra Stato e Regioni in materia di autorizzazioni energetiche. L’obiettivo dichiarato è accelerare i procedimenti di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sulla terraferma, evitando che l’attività , definita di “interesse nazionale” per la sicurezza degli approvvigionamenti , resti bloccata dall’inerzia amministrativa. Che si tratti del “via libero” atteso dai Big player nazionali nel settore degli idrocarburi?

Il meccanismo del provvedimento funziona così: quando una Regione, chiamata a esprimere l’intesa richiesta per questi procedimenti, non si pronuncia, il governo prevede prima un termine supplementare e un’interlocuzione istituzionale “nel rispetto del principio di leale collaborazione” , la clausola di stile che accompagna da sempre i tentativi di forzare la mano sulle competenze regionali senza incorrere in censure di illegittimità costituzionale. Se anche questo passaggio non sblocca la situazione, scatta il potere sostitutivo previsto dall’articolo 120, secondo comma, della Costituzione: il Consiglio dei ministri può nominare un commissario ad acta che decide al posto della Regione inadempiente, la quale viene comunque “invitata” , non è chiaro con quale margine di incidenza reale, a partecipare alla riunione in cui si delibera la sostituzione.

Una norma che riapre un fronte sensibile. È lo stesso strumento, quello dei poteri sostitutivi ex art. 120 Cost., già utilizzato in altri contesti per superare le resistenze territoriali su infrastrutture considerate strategiche: dai rigassificatori ai rifiuti, fino , appunto , alle trivellazioni. Formalmente si tratta di una “semplificazione procedimentale” motivata da esigenze di sicurezza energetica nazionale; nella sostanza, la norma sposta il baricentro decisionale dalle Regioni, spesso orientate a posizioni più caute o contrarie su nuove attività estrattive sul proprio territorio, verso il governo centrale, che si riserva l’ultima parola quando ritenga che i tempi regionali siano incompatibili con le esigenze di approvvigionamento.

Resta da vedere, nei prossimi passaggi parlamentari di conversione del decreto, quali Regioni saranno concretamente interessate dai procedimenti in corso e se la norma solleverà , come già accaduto in passato per misure analoghe , ricorsi davanti alla Corte costituzionale sul rispetto del riparto di competenze tra Stato e autonomie territoriali in materia energetica.

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