14 Luglio 2026
PoliticaSardegna

Cani, gatti e turismo pet-friendly: il Consiglio regionale sardo pensa ai cuccioli mentre la Sardegna affonda.

C’è una proposta di legge depositata il 22 gennaio scorso al Consiglio regionale della Sardegna che racconta molto dello stato di salute della politica isolana. Si chiama “Norme per la promozione del turismo pet-friendly e per il benessere degli animali d’affezione” (promossa dai consiglieri Porcu, Cau e Cozzolino di Orizzonte Comune).

Beninteso: non è una proposta assurda in assoluto. Il turismo pet-friendly esiste, ha un mercato, e qualcuno da qualche parte ci ha guadagnato. Il testo è anche tecnicamente strutturato: definisce figure professionali nuove, dall’Educatore cinofilo certificato all’Esperto cinofilo nell’area comportamentale, dall’operatore di pet sitting all’operatore di toelettatura, crea un Elenco regionale delle professioni del benessere animale, prevede piani triennali, anagrafi feline integrate, certificazioni, corsi di formazione e contributi alle strutture ricettive che vogliono fregiarsi del marchio pet-friendly.

Il problema sta tutto nell’articolo 12, ovvero la “norma finanziaria”, che conferma che “dalla presente legge non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della Regione”. A costo zero, insomma. Una legge che promette piani triennali, elenchi, certificazioni, campagne di comunicazione e contributi alle imprese, ma che non costa nulla. Un capolavoro di equilibrismo contabile, o più semplicemente, una legge che non verrà mai discussa in Consiglio regionale e, quindi, attuata davvero.

Ma c’è una domanda più scomoda, che riguarda le priorità. La Sardegna è una regione dove le liste d’attesa sanitarie sono tra le più lunghe d’Italia, dove lo spopolamento dei borghi interni è ormai strutturale, dove la povertà cresce e i servizi alla persona si assottigliano. In questo contesto, l’energia politica e legislativa investita nella promozione del turismo cinofilo e nella certificazione degli istruttori cinosportivi suona stonata, per usare un eufemismo.

Non è nemmeno la prima volta. Il Consiglio regionale sardo ha già collezionato (anche in questa Legislatura) un curriculum di proposte di piccolo cabotaggio, spesso accompagnate dalla stessa retorica della modernità e dell’inclusività, e altrettanto spesso finite nel cassetto o impugnate dal Governo centrale per vizi di legittimità.

Nel frattempo, i sardi aspettano ancora una risposta seria sui temi che contano davvero. Ma quelli, si sa, sono temi poco propagandistici e che richiedono una classe dirigente “più qualificata”.