13 Maggio 2026
Politica

Cani e gatti: microchip obbligatorio, stop agli allevamenti estremi e divieto di mutilazioni

Un animale domestico è un membro della famiglia, non un oggetto. È questo il messaggio che il Parlamento europeo ha voluto lanciare martedì con l’approvazione del primo regolamento UE dedicato alla protezione di cani e gatti, un testo atteso da anni e che introduce norme vincolanti su allevamento, detenzione, tracciabilità e importazione in tutti gli Stati membri.

Il voto è stato netto: 558 favorevoli, 35 contrari e 52 astenuti. Un risultato che riflette la sensibilità crescente dei cittadini europei sul tema, il 74% dei quali, secondo i dati disponibili, ritiene che il benessere degli animali domestici debba essere maggiormente tutelato, in un continente in cui circa il 44% delle famiglie possiede almeno un cane o un gatto.

Microchip e banche dati: la tracciabilità diventa legge.

La misura più immediata e trasversale riguarda l’identificazione degli animali. D’ora in poi, tutti i cani e i gatti detenuti nell’Unione europea , compresi quelli di proprietà privata non destinati alla vendita , dovranno essere dotati di microchip e registrati in banche dati nazionali interoperabili tra loro. I tempi di adeguamento variano in base alla categoria: venditori, allevatori e rifugi avranno quattro anni dall’entrata in vigore per mettersi in regola, mentre per i proprietari privati i termini sono più lunghi , 10 anni per i cani e 15 per i gatti.

Allevamenti estremi e consanguineità: tutto vietato.

Il regolamento colpisce duramente alcune pratiche diffuse nel mercato degli animali da compagnia. Sarà vietato l’accoppiamento tra genitori e figli, tra fratelli e qualsiasi altro tipo di incrocio consanguineo. Sarà inoltre proibito allevare cani e gatti selezionando caratteristiche fisiche eccessive o esagerate che comportino rischi significativi per la salute dell’animale, una norma che punta direttamente a certi standard estetici imposti da alcune razze di moda, spesso a scapito del benessere dell’animale.

Vietate anche le mutilazioni a scopo estetico per esposizioni, mostre e competizioni, la legatura degli animali a oggetti fissi , salvo necessità mediche , e l’uso di collari a strozzo o con punte privi di meccanismi di sicurezza.

Il commercio online e i cani importati da fuori UE.

Una delle lacune che la nuova normativa si propone di chiudere riguarda il mercato delle importazioni, spesso utilizzato per aggirare le regole europee: animali entrano nell’UE come “non commerciali” per essere poi rivenduti. Da oggi, cani e gatti importati da paesi extra-UE a scopo di vendita dovranno essere dotati di microchip prima di varcare i confini europei e successivamente registrati in una banca dati nazionale. Chiunque entri nell’UE con un animale domestico dovrà inoltre pre-registrarlo almeno cinque giorni lavorativi prima dell’arrivo, a meno che non sia già censito in un registro di un Paese membro. Un provvedimento che risponde anche alla crescita esponenziale del commercio online di animali, che secondo la Commissione europea coinvolge ormai circa il 60% degli acquirenti.

Un mercato da 1,3 miliardi.

Il commercio di cani e gatti nell’UE vale oggi 1,3 miliardi di euro l’anno e negli ultimi anni è cresciuto in modo considerevole, spesso in assenza di standard condivisi tra i diversi paesi membri. “Finalmente abbiamo norme più rigorose in materia di allevamento e tracciabilità”, ha dichiarato la relatrice Veronika Vrecionová, presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo. “Stiamo creando condizioni di parità per gli allevatori onesti, contrastando chi considera gli animali un mezzo per ottenere un rapido profitto”.

Prima di entrare in vigore, il regolamento dovrà essere formalmente adottato dal Consiglio dell’UE.