15 Settembre 2026
Sardegna

Cancro in Italia: 4 milioni di persone vivono dopo la diagnosi, ma la burocrazia blocca i loro diritti

Quattro milioni di italiani convivono con una diagnosi di tumore. Una cifra che racconta non solo la dimensione clinica di una delle malattie più diffuse del paese, ma anche un sistema di tutele ancora incompiuto, frenato da ritardi burocratici, decreti attuativi mai emanati e organismi istituiti sulla carta ma mai davvero operativi. È il quadro impietoso che emerge dal 18° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, presentato oggi a Roma in occasione della XXI Giornata nazionale del malato oncologico, promossa da FAVO , la Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia.

Il Piano oncologico nazionale: una scatola vuota.

Il caso più emblematico è quello del Piano Oncologico Nazionale 2023-2027. A un anno dalla scadenza, la Cabina di Regia nazionale , l’organismo che dovrebbe monitorarne l’attuazione e garantire l’allocazione delle risorse , non è ancora operativa. Risultato: nessuno sa con certezza dove vanno i fondi destinati all’oncologia, e nessuno può intervenire per correggere le storture. Stesso destino per il Coordinamento generale delle Reti Oncologiche, istituito con delibera nel 2024 ma ancora fermo al palo, con il Ministero della Salute nell’impossibilità di conoscere lo stato reale delle reti regionali e di promuovere le migliori pratiche.

“È eticamente inaccettabile che atti sottoscritti ai massimi livelli istituzionali vengano svuotati da una macchina amministrativa incapace di dare seguito ai propri impegni”, denuncia Francesco De Lorenzo, presidente FAVO. “La burocrazia, spesso autoreferenziale e lenta, finisce per trasformare diritti faticosamente conquistati in sterile lettera morta”.

Anche il principio della partecipazione delle associazioni di pazienti alle funzioni strategiche del SSN , sancito dalla Legge di Bilancio 2025 , rischia di restare inapplicato per mancanza dei decreti attuativi. Con una conseguenza concreta e inaccettabile: le disuguaglianze tra regioni restano, le liste d’attesa non si accorciano, e chi si ammala in una regione del Sud spesso riceve cure diverse e meno efficaci rispetto a chi vive al Nord.

Il peso economico della malattia.

Il tumore non è solo una sfida clinica. Ha un costo sociale che ricade su pazienti e famiglie in modo spesso devastante. “La malattia genera tossicità finanziaria”, sottolinea Elisabetta Iannelli, segretario FAVO. I risparmi familiari vengono erosi per coprire spese di mobilità sanitaria, visite ed esami privati, assistenza domiciliare non rimborsata. In questo contesto, il welfare aziendale potrebbe diventare una rete di sicurezza preziosa , rimborso dell’assistenza domiciliare, supporto psicologico, rientro graduale al lavoro , ma gli strumenti esistono e sono ancora poco conosciuti e troppo poco diffusi.

L’allarme sigarette elettroniche tra i giovani.

Uno dei capitoli più preoccupanti del rapporto riguarda i giovanissimi e la diffusione esplosiva delle sigarette elettroniche. In cinque anni il consumo di prodotti da svapo tra gli adolescenti è triplicato, e il 28% degli studenti è già un consumatore duale o triale, che alterna sigarette tradizionali, e-cig e tabacco riscaldato. Una combinazione letale: se il fumatore tradizionale ha un rischio di cancro al polmone 14 volte superiore rispetto a un non fumatore, per il fumatore duale quel rischio schizza a quasi 60 volte. Uno studio europeo ha identificato nelle e-cig 107 sostanze cancerogene, e le evidenze pubblicate a marzo 2026 su The Lancet Respiratory Medicine confermano che l’inalazione di questi aerosol danneggia il DNA. “Dietro aromi accattivanti si nasconde un cocktail tossico”, avverte Paola Varese, direttore scientifico FAVO.

Vaccini e prevenzione: ancora troppo indietro.

Un altro fronte critico: la copertura vaccinale dei pazienti oncologici, che dovrebbero essere i primi a proteggersi da complicanze gravi. “Per l’antinfluenzale siamo sotto il 50%”, segnala Roberta Siliquini dell’Università di Torino. Servirebbero ambulatori vaccinali dedicati all’interno dei percorsi di cura, ma anche qui la frammentazione regionale fa la differenza.