17 Ottobre 2026
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Canapa, tra mito e realtà, Giuseppe L’Abbate: “Troppe fake news per un patrimonio agricolo e produttivo ancora inespresso”.

In un’Italia ancora divisa tra antichi pregiudizi e nuove prospettive, la canapa industriale torna al centro del dibattito pubblico. A riaccendere i riflettori su questa coltura dalle straordinarie potenzialità è il nuovo libro di Giuseppe L’Abbate, “La coltivazione della canapa in Italia” (People), un saggio che promette di fare chiarezza su un tema spesso avvolto da disinformazione, confusione normativa e polemiche ideologiche.

Ex sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura e parlamentare per due legislature, L’Abbate mette a frutto anni di esperienza istituzionale per offrire una mappa dettagliata di un settore ancora in cerca di una piena legittimazione. Dalla Legge 242/2016 fino alle recenti tensioni legate al Decreto Sicurezza e alla regolamentazione del CBD, l’autore guida il lettore tra opportunità concrete e ostacoli legislativi, con un linguaggio chiaro e una visione fortemente ancorata alla sostenibilità e all’economia circolare.

Lo abbiamo incontrato per parlare non solo del libro, ma anche del futuro che la canapa potrebbe rappresentare per l’agricoltura italiana — a patto, ci dice, “di smettere di considerarla un tabù e iniziare finalmente a trattarla come una risorsa strategica”.

Giuseppe, cosa l’ha spinta a scrivere un libro sulla canapa industriale proprio in questo momento storico?
“Ho sentito il bisogno di fare chiarezza in un momento in cui la canapa torna al centro del dibattito pubblico ma spesso in modo confuso, distorto o ideologizzato. Troppe informazioni frammentarie, troppe fake news, e al tempo stesso un patrimonio agricolo, ambientale e produttivo ancora inespresso. Questo libro nasce dal desiderio di raccontare la verità, restituire dignità a una coltura antica e offrire strumenti concreti a chi vuole coltivare, trasformare o semplicemente capire”.

Quali sono le principali opportunità economiche e ambientali che la coltivazione della canapa può offrire all’agricoltura italiana?
“Sul piano economico, la canapa è una coltura multifunzionale con sbocchi in numerosi settori: alimentare, tessile, edilizio, cosmetico, farmaceutico. Sul piano ambientale, migliora la struttura del suolo, sequestra CO₂, richiede pochi input chimici. È una coltura rigenerativa che ben si adatta alla transizione ecologica e alla diversificazione agricola di cui l’Italia ha urgente bisogno”.

Giuseppe-LAbbate
Giuseppe L’Abbate

Come valuta l’impatto del Decreto Sicurezza sulle prospettive di sviluppo della filiera della canapa in Italia?
“Più che il contenuto del Decreto Sicurezza in sé, a incidere negativamente sulle prospettive della filiera è stata la comunicazione allarmistica che ha seguito la sua approvazione. Alcune associazioni di settore hanno diffuso l’idea che il provvedimento avrebbe vietato la produzione di canapa industriale, decretando la fine della filiera. In realtà, il decreto si è limitato a ribadire quanto già stabilito dal DPR 309/1990, ovvero che la vendita delle infiorescenze è vietata salvo nei casi previsti dalla normativa. Questo tipo di disinformazione ha creato un clima di incertezza e paura ingiustificata tra gli operatori del settore, danneggiando un comparto che avrebbe invece bisogno di chiarezza normativa, visione strategica e messaggi istituzionali responsabili. Il vero impatto, dunque, non è stato determinato dal decreto in sé, ma dalla narrazione distorta che lo ha accompagnato“.

Il settore, come indicato nel volume, è spesso vittima di disinformazione e pregiudizi: quali sono i miti più diffusi che desidera sfatare con questo libro?

“Che la canapa sia “droga”, che coltivarla sia rischioso, che sia una moda passeggera. Tutti falsi miti. La canapa industriale è per legge priva di effetti stupefacenti. È sicura, legale, e in molti Paesi europei è già una realtà consolidata. Il vero rischio è non coglierne le opportunità, lasciandole ad altri”.

Come si può conciliare la coltivazione della canapa con la rigenerazione dei suoli e la sostenibilità ambientale?
“La canapa è una coltura fitodepurativa, migliora la biodiversità, rompe i cicli delle infestanti, e lascia il terreno in ottime condizioni per le colture successive. È perfetta per l’agricoltura biologica e si integra bene in rotazioni sostenibili. In un’epoca di cambiamenti climatici e consumo di suolo, è un’alleata preziosa”.

Nel libro si parla molto delle infiorescenze e del CBD: quali sono le principali problematiche normative e di mercato legate a questi prodotti?

“Le infiorescenze rappresentano senza dubbio l’aspetto più controverso della filiera della canapa in Italia. Come spiego nel libro, il quadro normativo di riferimento è ancora oggi il DPR 309/1990, che vieta l’uso delle infiorescenze per fini ludici, mentre consente quello per fini medici (previa autorizzazione e sotto il controllo del Ministero della Salute) e, in maniera altrettanto regolamentata, per l’estrazione di cannabinoidi. Anche per il CBD, nonostante non sia una sostanza psicotropa, vige l’obbligo di autorizzazione ministeriale per la detenzione delle infiorescenze ai fini estrattivi. Questo significa che chi vuole operare legalmente in questo settore, sia sul piano medico che su quello industriale, deve rispettare regole molto stringenti e ottenere specifici permessi. Nel capitolo finale del libro, propongo delle soluzioni normative concrete, proprio per superare questa impasse e permettere al nostro Paese di cogliere un’opportunità economica, agricola e ambientale che altri Stati stanno già sfruttando. Serve un approccio serio, basato sulla chiarezza delle regole e sulla valorizzazione della legalità, per sostenere una filiera che può generare valore e occupazione in modo sostenibile”.

Giuseppe-LAbbate
Giuseppe L’Abbate

Quale ruolo possono avere i giovani imprenditori agricoli nella crescita del settore della canapa in Italia?
“Un ruolo chiave. I giovani sono più propensi all’innovazione, alla multifunzionalità e alla sostenibilità. La canapa è una coltura perfetta per chi vuole diversificare, puntare su filiere corte, bioeconomia, agroindustria. Ma servono formazione, accesso al credito e un contesto normativo che non li penalizzi”.

Può raccontarci qualche caso di successo italiano nella coltivazione o lavorazione della canapa?
“Purtroppo, dopo una prima fase di entusiasmo e di sviluppo diffuso in varie regioni italiane, la filiera della canapa ha subito una brusca frenata. C’è stato un calo significativo nella produzione e, di conseguenza, anche una contrazione delle diverse applicazioni industriali: dall’alimentare alla bioedilizia, dal tessile alla cosmesi. Questa flessione è dipesa da diversi fattori: l’assenza di capitali importanti, la frammentazione del settore, la scarsa mentalità imprenditoriale in alcune aree e, soprattutto, l’errore strategico di concentrare tutto il dibattito sulle infiorescenze, tralasciando gli altri usi autorizzati e le reali potenzialità della pianta. Proprio per questo nel libro sottolineo il bisogno urgente di chiarezza normativa e visione industriale. È il motivo per cui ho deciso di scriverlo: per contribuire a creare le condizioni affinché possano emergere progetti seri, attrattivi per gli investitori, capaci di rilanciare la canapa come risorsa concreta per l’agricoltura italiana e non come un eterno oggetto di dibattito ideologico“.

Quali sono le principali applicazioni industriali e ambientali della canapa a cui gli imprenditori dovrebbero guardare?
“Bioedilizia, tessuti tecnici, carta ecologica, alimentazione funzionale, assorbenti naturali, materiali compositi per l’automotive. Ma anche fitodepurazione e fitorimediazione ambientale. La canapa è una delle poche piante che può rispondere insieme a esigenze di mercato e a sfide ambientali complesse”.

Il libro offre una guida pratica per gli operatori: quali consigli concreti dà a chi vuole investire oggi in questo settore?
“Studiare, prima di tutto. Conoscere la normativa, scegliere varietà certificate, valutare bene il mercato di sbocco. Fare rete con altri produttori, unirsi a una filiera organizzata. Il libro cerca di offrire strumenti concreti, ma anche consapevolezza strategica”.

Come si può migliorare la comunicazione e la formazione per contrastare la disinformazione sulla canapa?
“Serve una comunicazione trasparente, accessibile, fondata sui dati scientifici. Coinvolgere le università, i media, le scuole agrarie. Il mondo agricolo ha bisogno di conoscenza, non di propaganda. E chi fa buona canapa deve raccontarla meglio, con orgoglio e responsabilità”.

Qual è il messaggio principale che vorrebbe lasciare ai lettori e ai decisori pubblici con questo libro?
“La canapa è un’opportunità. Per l’ambiente, per l’economia, per la dignità del lavoro agricolo. Ma senza coraggio politico, senza verità, senza visione, questa opportunità rischia di perdersi. Il mio appello è a costruire insieme una nuova alleanza tra agricoltura, conoscenza e istituzioni”.

Come vede l’evoluzione del mercato della canapa nel prossimo decennio in Italia?
“Se ci sarà volontà politica e una regolazione chiara, il mercato potrà crescere in modo sano e diffuso. La domanda esiste, le competenze anche. L’Italia ha tutto per essere leader in Europa, ma deve decidere di esserlo. Il prossimo decennio sarà decisivo. O cogliamo la sfida, o restiamo spettatori del cambiamento”.