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Camera, il ministro Musumeci sull’emergenza maltempo al Sud.

Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, è intervenuto a Montecitorio per riferire sugli eventi meteorologici che, a partire dal 18 gennaio, hanno colpito duramente Sicilia, Calabria e Sardegna. Il ministro ha parlato di fenomeni “senza precedenti”, con danni particolarmente gravi nelle zone costiere, che hanno reso necessaria la dichiarazione dello stato di emergenza e la nomina di commissari delegati.

Un punto centrale dell’informativa ha riguardato la frana di Niscemi, in Sicilia. Il rischio di tali episodi nell’isola non è più una questione emergenziale, ma un problema strutturale: i dati ISPRA 2024 confermano che 9 comuni su 10 sono esposti ad alto rischio frane, situazione aggravata dai cambiamenti climatici. “Le frane di questa tipologia tendono alla retrogressione”, ha spiegato il ministro, “e il fenomeno è suscettibile di ulteriori evoluzioni”.

Piani di ricostruzione e lo scontro politico.

Sul fronte degli interventi economici, Musumeci ha assicurato che il governo Meloni integrerà le risorse necessarie per le tre regioni colpite. Ha però precisato che spetta alle autorità comunali avanzare proposte concrete e risolutive per le famiglie sfollate.

Il ministro ha poi dedicato parte del suo discorso alla “campagna mediatica” contro l’operato dell’esecutivo. “Giudizi sommari”, ha sostenuto Musumeci, “alla ricerca di un capro espiatorio”, e ha concluso definendo la polemica come un attacco andato oltre la normale dialettica politica.

Schlein: “Il Sud non è una periferia sacrificabile”.

Dura la risposta della segretaria del PD, Elly Schlein, che ha accusato il ministro di “aver dedicato più spazio alla propria difesa che a quella dei territori colpiti”. Ha inoltre evidenziato il divario tra i danni stimati, che ammontano a circa 2,5 miliardi di euro, e i fondi attualmente stanziati dal governo (appena 100 milioni).

La segretaria ha poi concluso rilanciando la proposta di utilizzare immediatamente sui territori colpiti il miliardo di euro stanziato per il Ponte sullo Stretto per l’anno 2026, attualmente “congelato” in seguito alla decisione della Corte dei Conti.