17 Marzo 2026
Europa

Call COMM/IT/GRANTS/2025, 500 caratteri per descrivere un progetto: von der Leyen dice che va tutto bene. Ma non è così!

Immaginate di dover descrivere un progetto di comunicazione complesso, obiettivi, metodologia, impatto atteso, strumenti operativi, in 500 caratteri. Meno di un tweet. Poi immaginate che i valutatori, in sede di analisi, boccino la vostra proposta perché “generica” e “poco dettagliata”. Benvenuti nella call COMM/IT/GRANTS/2025, il bando lanciato nel 2025 dalla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea per finanziare azioni di comunicazione sul ruolo dell’UE nel nostro Paese. Una procedura che, tra ritardi, file sbagliati messi a disposizione dagli uffici, presenta criticità serie e difficilmente difendibili. Ma per Ursula von der Leyen, oggi intervenuta in risposta all’interrogazione presentata dall’eurodeputato Giuseppe Antoci, però, è andato tutto bene.

Il bando e le sue anomalie.

La call, destinata a sostenere iniziative di comunicazione e media sull’Europa in Italia (basta leggere il tenore dei contenuti per farsi una idea), ha attirato oltre 300 proposte, un numero talmente elevato da costringere la Rappresentanza, con una comunicazione del 5 settembre 2025, a rinviare il calendario informativo e ad aumentare il budget complessivo stanziato. Fin qui, nulla di scandaloso: un bando di successo può richiedere tempi più lunghi.

Il problema è strutturale e riguarda il formulario di candidatura. Ai partecipanti veniva chiesto di descrivere in alcuni box le proprie iniziative entro un limite di 500 caratteri, una soglia che rende materialmente impossibile articolare in modo preciso e argomentato qualsiasi progetto di comunicazione degno di questo nome. Eppure, in sede di valutazione, diversi candidati si sono visti assegnare punteggi penalizzanti proprio perché le loro descrizioni erano ritenute “generiche”. Un paradosso kafkiano: il formulario impone la genericità, la commissione di valutazione la sanziona.

Le domande di Antoci.

A sollevare la questione, dietro segnalazione di Sardegnagol, è stato l’eurodeputato Giuseppe Antoci, con un’interrogazione scritta alla Commissione che ha posto due domande nel merito. “La Commissione è a conoscenza delle difficoltà procedurali segnalate e intende effettuare una verifica interna sulla corretta applicazione dei criteri di selezione?Per garantire trasparenza e tracciabilità, intende rendere disponibile la graduatoria completa con i punteggi di tutte le proposte ammissibili, l’elenco dei beneficiari e i relativi report di valutazione?”.

Domande ragionevoli, ancorate ai principi di trasparenza, proporzionalità e parità di trattamento sanciti dal regolamento finanziario europeo.

La risposta di von der Leyen: “Tutto regolare”.

La risposta, firmata dalla presidente della Commissione il 3 marzo 2026, è un esempio di diplomazia burocratica applicata all’autoassoluzione. Von der Leyen ammette che i tempi di comunicazione degli esiti si sono protratti oltre i sei mesi previsti dall’articolo 197 del regolamento finanziario ma precisa che il ritardo era giustificato dall’elevato numero di domande ricevute ed era stato debitamente comunicato sul sito web della Rappresentanza.

Sul merito della procedura, la risposta è senza incrinature per la presidente tedesca: “I criteri di selezione sono stati applicati in modo corretto e coerente”, certificato anche da un controllo ex ante (quale?) che “ha confermato la correttezza e la coerenza del processo”. Quanto alla trasparenza, la Commissione si impegna a pubblicare (come è stato fatto lo scorso mese di dicembre 2025, dopo quasi un anno dalla pubblicazione del bando) l’elenco dei beneficiari e gli importi assegnati ma nulla di più: niente punteggi per tutti i candidati, niente report di valutazione individuali.

Nel frattempo, anche se per Ursula è andato tutto bene, continua l’indagine sul caso sollevato da Sardegnagol al Mediatore europeo sull’ipotesi di mancato rispetto della legge [articolo 4 CEBCA] e della mancata offerta delle possibilità di avviare una procedura di ricorso [articolo 19 CEBCA].

Il nodo irrisolto: 500 caratteri non bastano.

La risposta della Commissione non affronta il problema centrale denunciato dai partecipanti, e cioè l’incongruenza strutturale tra il limite di 500 caratteri imposto dal formulario e i criteri di valutazione applicati. Se il bando stesso costringeva i candidati a descrivere le proprie iniziative in modo necessariamente sintetico, come si può poi penalizzarli per mancanza di dettaglio e specificità? È una contraddizione logica prima ancora che procedural — e il fatto che nessun controllo ex ante l’abbia rilevata come criticità è, di per sé, un dato preoccupante.

Dire che “i criteri sono stati applicati in modo corretto e coerente” non risponde alla domanda se quei criteri fossero equi e adeguati rispetto agli strumenti messi a disposizione dei candidati. La correttezza formale di una procedura non ne garantisce la giustizia sostanziale.

Conclusione: quando la trasparenza è solo una parola.

Il caso COMM/IT/GRANTS/2025 è emblematico di un problema più ampio: quello della qualità dei processi selettivi nei bandi europei, dove la conformità alle regole formali viene spesso scambiata per garanzia di equità. Un formulario mal progettato può minare alla radice la credibilità di una procedura selettiva, indipendentemente da quanti controlli ex ante vengano effettuati a valle.

Von der Leyen dice che va tutto bene. Ma progettare un bando con un campo descrittivo da 500 caratteri e poi bocciare i candidati per genericità non significa che va “tutto bene”. È una procedura iniqua. E il fatto che nessuno, tra chi l’ha progettata e chi l’ha verificata, lo abbia riconosciuto, nemmeno di fronte a un’interrogazione parlamentare formale, è una vergogna istituzionale che merita di essere chiamata con il suo nome.

foto EC – Audiovisual Service Photographer : Jennifer Jacquemar, Aurore Martignoni, Lukasz Kobus Copyright European Union , 2026