Cagliari, tre mandati senza risultati per i giovani: Zedda non può andare oltre gli “auguri per l’anno scolastico”.
Tre mandati da sindaco, e nulla di concreto per la mobilità internazionale dei giovani, per l’inclusione degli under30 o per fare chiarezza sul funzionamento dei servizi comunali a loro dedicati. Questo, alla luce delle politiche giovanili messe in campo dal 2011 a Cagliari, è il bilancio sulle politiche di inclusione dei giovani messe in campo dalle varie maggioranze di Massimo Zedda.
Negli anni in cui Emilio Floris era sindaco, almeno, si investiva (pur sempre poco) sui giovani: contributi per il fitto-casa, sostegno alle idee innovative e iniziative concrete per favorire l’inserimento nella vita cittadina. Oggi, invece, il centro giovani cittadino – attivo da quasi cinque lustri – resta un mistero per molti, con informazioni scarse e proroghe a oltranza che non hanno mai portato risultati tangibili (qualcuno fa un monitoraggio sui servizi comunali in città?).
Nonostante tutto, il sindaco Zedda ha scelto il consueto annuncio autocelebrativo (non mancanno mai le occasioni d’altronde) per l’inizio dell’anno scolastico, rivolgendosi ai “tant* giovan*” delle scuole comunali: “Buon anno scolastico alle studentesse e agli studenti, al corpo docente e a tutte le persone che lavorano nel sistema educativo. Siamo tutte e tutti parte di un mondo interconnesso, fragile e sfidante. Vi invito a studiare, coltivare la curiosità e la ricerca, scoprire le altre culture e le diversità, stando sempre pronti ad aiutare i compagni che vedete in difficoltà. Appassionatevi anche alle tante opportunità che la scuola vi offre: lo sport, gli scambi interculturali, la musica, le materie legate all’informatica e alle nuove tecnologie. Ricercate la bellezza nel mondo con passione, trovando un senso al vostro studio e, un domani, un lavoro che vi piaccia, anche se oggi tutto questo vi può sembrare difficile”.
Parole incoraggianti, certo, ma che contrastano con la realtà: dopo quasi 3 mandati di amministrazione, i giovani cagliaritani continuano a vedere pochissime opportunità concrete per studiare, viaggiare, innovare o orientarsi nel mondo del lavoro.
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