15 Ottobre 2026
PoliticaSardegna

Cagliari, sfilano i “giovani vintage”: nostalgici con bandiere d’epoca.

Cagliari, oggi: sfilata di giovani pronti a cambiare il mondo… del 1973. Bandiere, slogan, citazioni di ideologie che ormai interessano più i collezionisti di memorabilia che la società reale. Sembrava un raduno cosplay della politica, solo che qui nessuno aveva il coraggio di ammettere che si trattava di una rievocazione storica non autorizzata.

Che tenerezza: ancora convinti che sventolare simboli d’epoca significhi stare “dalla parte giusta della storia”. Peccato che la storia, nel frattempo, abbia continuato a camminare, correre, inciampare, ripartire… senza di loro.
Loro, fermi lì, stile Netflix nostalgia mode: “Play” sulla politica in VHS, con il tracking che salta.

Intanto, nel mondo reale — sì, quello dove servono affitti accessibili, una sanità funzionante, trasporti degni di un Paese europeo e università che non costino l’equivalente di un rene, lotta alla corruzione della politica e delle istituzioni — silenzio.
Nessuno striscione per la possibilità di avere un futuro che non sembri un tirocinio eterno con rimborso spese in buoni pasto, per la mancanza di politiche per l’inclusione dei giovani o (ma tanto i giovani in piazza sono degli ignoranti che non sanno manco dove hanno il …) per la continua esclusione dei giovani dalla gestione delle risorse per le politiche giovanili.
Si vede che il progresso sociale non è abbastanza cinematografico…

È molto più comodo indignarsi per ideali del passato: non richiedono aggiornamenti, patch o manutenzione.
La realtà, invece, è complicata, fa sudare e non offre slogan già pronti da stampare sulla felpa.

E così, mentre si marcia al ritmo di inni vintage e si rispolverano posture rivoluzionarie da manuale scolorito, chi governa ringrazia e continua indisturbato a fare… beh, tutto ciò che non va bene e che non serve al Paese (e ai giovani).
Del resto, è difficile cambiare il presente quando si è impegnati a rievocare il passato in modalità documentario d’epoca con la voce narrante in bianco e nero.

Magari un giorno scopriremo che la vera ribellione non è imitare chi lottava cinquant’anni fa, ma costruire idee nuove, moderne, utili.
O forse no: magari continuerete così, tra cori e nostalgia, aspettando che qualcuno inventi un’app che faccia la rivoluzione al posto vostro.

Perché sì, il futuro sarebbe bello. Ma vuoi mettere la comodità di vivere nel passato? Ma poi, per dirla tutta, non vi siete stancati di essere dei leftover senza identità e spirito di sostanziale iniziativa?