15 Agosto 2026
PoliticaSardegna

Cagliari, milioni di euro sottratti ai fondi pubblici. Tre arresti.

La Guardia di Finanza ha sgominato un sistema che, secondo gli inquirenti, dal 2020 al 2024 avrebbe drenato quasi due milioni di euro destinati alla tutela del patrimonio costiero della Sardegna. Una rete di false associazioni no profit, prestanome inconsapevoli, progetti fantasma e trasferte lussuose, tra ville a Capri e immobili acquistati nell’hinterland cagliaritano: questo il quadro delineato dagli investigatori del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, che hanno eseguito tre misure cautelari personali e un sequestro da circa tre milioni di euro.

Gli indagati — cinque in totale, presunti innocenti fino a sentenza definitiva — sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere, peculato, falsità materiale, sostituzione di persona e autoriciclaggio. Secondo quanto ricostruito, il promotore del sistema sarebbe stato il direttore pro tempore dell’Agenzia Conservatorie delle Coste, che avrebbe usato una rete di 13 associazioni inesistenti e una società riconducibile a sé per far uscire denaro pubblico sotto forma di contributi per eventi culturali mai esistiti.

Progetti fantasma e ville sul mare: il denaro della tutela ambientale trasformato in benefit privati.

Le conferenze per promuovere storia e cultura della Sardegna erano solo sulla carta. A essere reale, secondo gli inquirenti, erano invece i viaggi privati, l’abbigliamento di lusso, la villa a Capri e i quattro immobili acquistati con i soldi sottratti ai fondi pubblici. Le indagini hanno inoltre accertato operazioni di autoriciclaggio per circa 500 mila euro.

Ma la vera domanda è “chi controlla chi controlla i soldi pubblici?”.

La notizia, gravissima, si presta però a un interrogativo che in Sardegna rimbalza da diverse legislature: se questo livello di attenzione riesce a smascherare tre funzionari che hanno sottratto milioni, come mai lo stesso rigore non viene applicato ai sessanta consiglieri regionali che, a ogni assestamento e manovra di bilancio, dirottano decine di milioni verso le proprie lobby, associazioni amiche, fondazioni compiacenti e nicchie elettorali?

La differenza tra un peculato penalmente perseguibile e una “distrazione di fondi” formalmente regolamentata ma politicamente spregiudicata è sottile solo sulla carta. Nella realtà, gli effetti sul bilancio pubblico e sulla credibilità delle istituzioni sono spesso indistinguibili.

Forse, oltre a seguire le tracce del denaro che sparisce illecitamente, varrebbe la pena interrogarsi anche su quello che scompare “legittimamente” nelle pieghe delle leggi di stabilità regionali. Perché ciò che il codice penale non punisce, a volte, lo punisce — e severamente — il buon senso dei cittadini.