14 Agosto 2026
PoliticaSardegna

Cagliari. La retorica della partecipazione: quando il coinvolgimento è solo un comunicato.

Ancora una volta, il Comune di Cagliari si supera nell’arte dell’annuncio altisonante. L’ennesima iniziativa dal profumo inconfondibile di propaganda è stata lanciata oggi, attraverso una nota stampa, con l’obiettivo di chiamare i cittadini a compilare un questionario: come se dopo 3 mandati al governo della città non fossero ancora chiari gli errori già commessi lungo il fronte della coprogrammazione e dell’ascolto. Insomma, una formula buona per ogni stagione, meno per l’effettivo coinvolgimento dei cittadini (soprattutto dei più giovani) sempre meno interessati alle logiche di una amministrazione pubblica lontana e incapace a dialogare.

Perché sì, l’iniziativa del comune di Cagliari vuole rivolgersi “principalmente alle giovani generazioni”. Gli stessi giovani che, nonostante la presenza di una Consulta giovanile appositamente istituita ed eletta, non sono stati coinvolti quando si è deciso di affidare all’Eurodesk il servizio di informazione sui programmi europei.

E non è un caso isolato. Con una delibera di giunta dello scorso 17 febbraio, infatti, l’amministrazione “progressista” ha deciso in totale autonomia (perchè chiedere ai giovani?) di procedere alla sottoscrizione di un protocollo con l’ASL 8 finalizzata a mettere in cantiere un nuovo progetto di prevenzione e promozione della salute destinato ai ragazzi e alle ragazze tra i 13 e i 25 anni, residenti o domiciliati nel territorio comunale e in quello della Città Metropolitana. Ottima idea, nulla da dire. Ma la “regolamentata” Consulta dei giovani è stata chiamata a dire la sua? La risposta è ovvia. No…

La partecipazione per gli amministratori di via Roma, in sintesi, vale solo quando è coreografica. Perché quindi “menare il cosiddetto” sulla partecipazione e il coinvolgimento se si continuano a ignorare gli organi consultivi?

Il passo per il nuovo annnuncio del Comune per l’ascolto dei giovani, allora, non può che essere risibile. Come si potrà aprire infatti “un nuovo dialogo con il territorio” (e con i giovani) di fronte a così tanta retorica e mancanza di sostanzialità?

Riflessioni, probailmente, non popolari tra le “menti esperte” del comune, alle quali (data la mancanza di imbarazzo) basta lanciare l’ennesimo sondaggio per “migliorare il dialogo con le cittadine e i cittadini”. Sarà davvero sufficiente?

Il dialogo, vale la pena ricordarlo anche ai “consumati amministratori lovali” non si inaugura con un link e un questionario, ma con il coinvolgimento reale dei beneficiari delle politiche e dei servizi locali. In assenza di un così ovvio spirito riformatore non dovrebbe sorprendere che in un siffatto paradigma cittadino siano state raccolte soltanto 115 osservazioni su un importante documento come il PUC comunale.

Sicuramente questa non è la strada da percorrere per avviare un nuovo percorso dedicato a “migliorare il dialogo con le cittadine e i cittadini”. Ma se, dopo tre mandati al governo della città, non si è ancora compresa la problematica di fondo, c’è decisamente poco margine di miglioramento in via Roma.

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