11 Settembre 2026
Politica

Cagliari, la retorica del dialogo e la Consulta dei giovani ignorata: la solita autoreferenzialità di Palazzo Bacaredda

C’è un Comune di Cagliari che, nelle ultime settimane, ama presentarsi come amministrazione del dialogo, dell’ascolto, della partecipazione dal basso. E poi c’è il Comune di Cagliari dei fatti, quello che, quando si tratta davvero di ascoltare chi rappresenta i cittadini più giovani, preferisce procedere per bandi calati dall’alto senza passare dagli organismi consultivi che esso stesso ha istituito. Due facce della stessa amministrazione, guidata da Massimo Zedda, che raccontano una distanza sempre più marcata tra la comunicazione istituzionale e la sostanza dell’azione politica.

Il caso di Pirri: un progetto valido, un metodo discutibile.

L’ultimo tassello di questa narrazione arriva da Pirri, dove il Comune ha pubblicato l’avviso pubblico per trasformare l’ex scuola di via Santa Maria Goretti in un nuovo Centro di Quartiere, sul modello già sperimentato a Sant’Elia nell’ex asilo di via Schiavazzi. Sulla carta, l’iniziativa , finanziata con i fondi europei del Programma Nazionale Metro Plus 2021-2027 , ha tutte le caratteristiche di un buon progetto: uno spazio pensato per la fascia 5-21 anni, che punta su ascolto attivo, supporto educativo e inclusione sociale, in un momento in cui il disagio giovanile è un tema reale e urgente. Gli Enti del Terzo Settore interessati a co-progettare l’iniziativa hanno tempo fino all’8 settembre per presentare le proprie proposte.

Il problema, però, non è cosa si scrive nei comunicati stampa, ma come si arriva a scriverli. E qui la coerenza dell’amministrazione comunale mostra tutte le sue crepe.

Una Consulta comunale dei giovani che non conta nulla.

Perché se il Comune di Cagliari ha davvero a cuore il protagonismo dei più giovani, come ripete in ogni comunicato sulle politiche giovanili, perché continua a proporre bandi e iniziative senza passare dal confronto con la Consulta comunale dei giovani, l’organismo che dovrebbe essere il luogo naturale in cui costruire, insieme ai ragazzi, le politiche che li riguardano? La domanda non è retorica: è la fotografia di una prassi consolidata, quella di un’amministrazione che convoca gli organismi di partecipazione quando fa comodo, per poi procedere in autonomia quando si tratta di decidere davvero.

Il risultato è una Consulta ridotta, di fatto, a un simulacro: un contenitore istituito per rispondere all’esigenza formale di dimostrare l’esistenza di canali partecipativi, ma sistematicamente bypassato nella sostanza delle scelte. Non è una Consulta che decide, discute, orienta le politiche giovanili della città: è una Consulta che, nella migliore delle ipotesi, viene informata a cose fatte. Un organismo inutile, si potrebbe dire senza troppi giri di parole, vista la reiterata prassi di un’amministrazione che parla di ascolto ma agisce per iniziativa unilaterale.

Il paradosso di un Comune che si racconta diverso da come è.

È qui che si consuma il vero paradosso dell’autoreferenzialità di Palazzo Bacaredda: da una parte la narrazione pubblica di un Comune illuminato, aperto al confronto, capace di costruire comunità dal basso , proprio come si vorrebbe raccontare per il centro di Pirri, definito non a caso “non solo mattoni ma comunità”. Dall’altra la realtà di una macchina amministrativa che continua a decidere le politiche giovanili a tavolino, riservando alla Consulta comunale un ruolo puramente decorativo.

Non basta scrivere nei comunicati stampa che i ragazzi saranno “protagonisti attivi” di un centro di quartiere, se poi i giovani della città , quelli che siedono nella Consulta istituita proprio per rappresentarli , restano sistematicamente esclusi dai tavoli in cui si scrivono i bandi che li riguardano. La partecipazione non si dichiara, si pratica. E finché il Comune di Cagliari continuerà a scegliere la prima strada, ignorando la seconda, la sua retorica del dialogo rischia di restare quello che è: un esercizio di comunicazione istituzionale sempre più lontano dalla sostanza delle cose.

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