17 Marzo 2026
PoliticaSardegna

Cagliari. “La città che parla ai giovani”… senza ascoltarli

A Cagliari i giovani continuano a restare un target o, meglio, un argomento da conferenza stampa. Un hashtag buono per i post istituzionali dell’amministrazione locale, un paragrafo obbligato nei discorsi pubblici, una parola chiave da spendere quando serve mostrarsi moderni e riformisti. Ma, nei fatti, cala il silenzio. Perché tra la retorica messa in campo dalla classe dirigente locale e la realtà c’è un abisso.

Le politiche giovanili dell’amministrazione comunale sono poche, episodiche e scollegate tra loro. Non c’è una strategia, non c’è un orizzonte, non c’è una visione che tenga insieme formazione, lavoro, spazi di aggregazione, cultura e partecipazione. C’è piuttosto una gestione minimale, quando non puramente simbolica, del tema. Il risultato? Giovani lasciati a cavarsela da soli e alle prese con inesistenti, se non pessimi, servizi. E, nonostante l’evidente criticità, il Comune si limita a raccontare quanto sia “attento alle nuove generazioni”.

Il paradosso più evidente ha un nome preciso: Consulta giovanile. Un organismo consultivo, istituito con tanto di regolamento, creato – sulla carta – per dare voce ai giovani e coinvolgerli nelle scelte che li riguardano. Una promessa di partecipazione strutturata. Un impegno scritto nero su bianco.

Eppure, come confermano le ultime decisioni adottate dal Comune di Cagliari, la Consulta resta ai margini. Le scelte vengono prese altrove, in solitaria. Le “manovre” politiche che toccano direttamente i giovani – dagli spazi pubblici alle iniziative culturali, fino alle linee di indirizzo più ampie – maturano senza un vero confronto con chi dovrebbe rappresentare quella fascia di popolazione: i giovani appunto. La partecipazione, qui in questa città, diventa una formalità, non una pratica.

La domanda allora è inevitabile: a cosa serve un organo consultivo se non viene consultato? A cosa serve un regolamento comunale se resta lettera morta? A cosa serve convocare giovani del territorio attorno a un tavolo se poi le decisioni si prendono altrove?

Sia chiaro. Qui non si tratta di polemica sterile. Si tratta di coerenza istituzionale. Perché la partecipazione non è un orpello decorativo, ma un metodo rappresentativo di una amministrazione virtuosa. O la si pratica, oppure si abbia il coraggio di ammettere che non interessa.

Per questo rivolgiamo un appello ai/alle giovani della Consulta giovanile di Cagliari: interrogatevi sul senso del vostro ruolo. Se il vostro contributo non incide, se il confronto è solo apparente, se la vostra presenza serve a legittimare decisioni già prese, allora un gesto forte – anche clamoroso – potrebbe essere l’unico modo per rompere l’ipocrisia. Le dimissioni di massa non sarebbero una fuga, ma un atto politico di denuncia verso la miserevole azione di una amministrazione comunale che, dopo 3 mandati, non solo non ha imparato dagli errori del passato ma ha (diciamocela tutta) stancato.

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