Cagliari e l’America’s Cup: 7 milioni di euro per un evento che la città non è pronta ad ospitare
Sette milioni di euro. È questa la cifra che il Comune di Cagliari si appresta a investire per l’America’s Cup, la competizione velistica più esclusiva al mondo. Una cifra ragguardevole, soprattutto se confrontata con lo stato reale in cui versa la città: strade dissestate, arredo urbano degradato, segnaletica insufficiente, servizi igienici e di accoglienza lontani anni luce dagli standard internazionali. Il tutto in un’isola che, com’è noto, sconta da decenni gravissimi problemi di accessibilità – aerea, marittima e ferroviaria – che rendono già oggi complesso raggiungere la Sardegna, figurarsi in occasione di un evento di scala mondiale.
A sollevare il velo su questa contraddizione è un’interrogazione depositata in Comune il 18 febbraio 2026, con cui la minoranza consiliare ha chiesto alla Giunta di rendere conto, nero su bianco, su come intende trasformare Cagliari in una città all’altezza di delegazioni internazionali, atleti, media e turisti da tutto il mondo. La risposta, per ora, è il silenzio.
Una città che non appare pronta.
Il documento è impietoso nella sua descrizione dello stato attuale. La percezione diffusa tra cittadini e operatori economici, si legge nell’atto, è che Cagliari non sia pronta — né sotto il profilo logistico né sotto quello organizzativo — ad affrontare un impegno di tale scala. Le aree urbane interessate dagli eventi presenterebbero condizioni “inaccettabili”: infrastrutture viarie ammalorate, spazi pubblici non adeguati, assenza di un piano credibile di accoglienza.
Il paradosso è evidente: si punta a portare in città le telecamere del mondo intero, senza aver prima sistemato i marciapiedi.
L’indotto che non convince.
C’è poi la questione economica. Negli ambienti critici si fa notare come l’America’s Cup, per la sua natura elitaria e la sua logistica autoreferenziale, tenda a generare ricadute economiche molto più limitate di quanto i comunicati ufficiali (quelli dell’Assessorato al Turismo della Regione Sardegna hanno toccato nuove milestone di disinformazione), lascino intendere. Le regate si svolgono in mare aperto, il pubblico pagante è ridotto, le squadre si portano dietro fornitori e sponsor internazionali. Quanto di quei 7 milioni tornerà davvero nelle tasche dei commercianti sardi, degli albergatori locali, dei ristoratori del centro storico? La domanda resta senza risposta ufficiale.
A complicare ulteriormente il quadro, la storica difficoltà di raggiungere l’isola: voli cari e spesso esauriti, tratte marittime lente, una rete ferroviaria interna che definire obsoleta è un eufemismo. Attrarre decine di migliaia di visitatori in più richiede un sistema di trasporti che Cagliari, allo stato attuale, semplicemente non ha.
Le domande senza risposta… la Giunta Zedda se la prende comoda.
L’interrogazione chiede alla Giunta di rispondere su sei punti precisi: lo stato di avanzamento dei lavori, gli interventi programmati su strade e spazi pubblici, le risorse stanziate e i capitoli di bilancio coinvolti, il cronoprogramma dettagliato con scadenze e responsabilità, il livello di coordinamento con gli organizzatori internazionali, e, nel caso in cui nulla sia ancora stato avviato, le ragioni dei ritardi e le misure per recuperare il tempo perduto.
Domande legittime, quasi banali per un evento di questa portata. Eppure, l’assenza di comunicazioni pubbliche da parte dell’Amministrazione le rende tutt’altro che retoriche.
Il rischio più grande: la figuraccia globale.
Al di là delle polemiche politiche, il rischio concreto è quello di un danno d’immagine difficilmente quantificabile. Un evento trasmesso in tutto il mondo (così è stato dichiarato), con Cagliari come sfondo, potrebbe trasformarsi in una vetrina formidabile, oppure in una cartolina imbarazzante di un’Italia che promette e non mantiene.
Per ora, i 7 milioni sono stanziati. La città, invece, sembra ancora ormeggiata in porto.
foto © Ricardo Pinto / America’s Cup
