Cagliari, commercio in affanno: città verso il deserto commerciale. I giovani non aprono più attività.
Il commercio a Cagliari sta morendo lentamente. Lo mostrano i numeri, lo confermano gli operatori, lo percepiscono i cittadini camminando tra serrande abbassate e vetrine vuote. Mentre il turismo cresce, il tessuto commerciale tradizionale arretra e i giovani imprenditori sembrano voltare le spalle (peraltro giustamente) all’idea di investire in città.
Secondo i dati presentati dalla Camera di Commercio di Cagliari-Oristano, nel quadriennio 2020-2024 il commercio cittadino ha registrato una flessione del 3,1%: si è passati da 7.913 a 7.121 imprese attive. Un’emorragia silenziosa che sta ridisegnando il volto economico del capoluogo sardo.
Il paradosso del turismo: cresce la ristorazione, crollano i negozi.
Da un lato, il settore turistico e della ristorazione continua a espandersi: le imprese turistiche sono cresciute dalle 1.858 del 2020 alle 2.005 del 2024. Dall’altro, bar e ristoranti non bastano a compensare il collasso del commercio tradizionale: boutique, librerie, botteghe artigiane e negozi storici chiudono, lasciando intere vie svuotate di identità.
Cagliari rischia di diventare, insomma, una città “monoculturale”, schiacciata tra turismo e ristorazione, dove gli altri settori scompaiono. Una vera e propria “tavola calda” senza arte né parte e, soprattutto, identità.
Tasso di mortalità delle imprese (2024).
| Settore | Tasso di chiusura |
|---|---|
| Commercio | 3,7% |
| Turismo | 7,4% |
| Ristorazione | 7,9% |
| Alloggio | 5,4% |
| Intrattenimento | 2% |
Giovani assenti: le nuove generazioni non aprono più imprese.
La fotografia più preoccupante riguarda il ricambio generazionale. Le imprese giovanili non crescono: il dato rimane stagnante, segnalando un futuro incerto per il tessuto commerciale urbano. I giovani, in sintesi, vedono Cagliari come un luogo dove è più sicuro cercare lavoro che crearlo. Un campanello d’allarme per una città che rischia di perdere innovazione, energia e visione. Nel frattempo, le istituzioni locali possono continuare con la propria narrazione autocelebrativa e poco sostanziale, circa progetti vincenti e sviluppo…
Una boccata d’ossigeno arriva dagli imprenditori stranieri.
In un contesto di rarefazione delle imprese locali, a limitare i danni sono le attività avviate da imprenditori stranieri. Una dinamica che conferma come le nuove energie economiche arrivino sempre più dall’esterno, mentre la popolazione locale fatica a investire.
Trend imprese 2020–2024.
| Settore | 2020 | 2024 | Variazione |
|---|---|---|---|
| Commercio | 7.913 imprese | 7.121 imprese | –3,1% (in forte calo) |
| Turismo (ristorazione, alloggio, intrattenimento) | 1.858 imprese | 2.005 imprese | +7,9% circa (in crescita) |
Serve un piano per salvare il commercio. Ma la politica locale è monopolizzata dagli incapaci.
Dalle associazioni di categoria degli esercenti locali, quelli che ancora tengono vivo il capoluogo, da tempo arrivano suggerimenti per invertire la rotta: dalla valorizzazione dell’identità gastronomica alla formazione digitale, dai percorsi esperienziali per turisti ai sostegni per giovani e donne imprenditrici.
Tra le misure suggerite (e da anni inascoltate), l’introduzione di incentivi per il ricambio generazionale e l’imprenditoria giovanile e femminile, percorsi formativi e digitali per modernizzare le imprese, eventi e iniziative diffuse nei quartieri per ripopolare le vie commerciali, sinergie tra turismo, ristorazione e filiere locali.
In sintesi, ridare a Cagliari una visione di città viva, produttiva, inclusiva e moderna.
Senza nuovi imprenditori, Cagliari si spegne.
Il rischio è chiaro: senza interventi immediati, il commercio cittadino continuerà a perdere pezzi e Cagliari diventerà una città vetrina per turisti, ma senza un’economia viva e radicata.
Il futuro dipende dalla capacità di attrarre e sostenere nuove generazioni di imprenditori. Perché senza giovani che aprono, innovano e rischiano, una città non cresce ma si svuota. E, pensando al calo del 3,1% di pubblici esercizi (pari a 790 attività tra il 2020 e il 2024) c’è da armarsi di ottimismo.
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