Cagliari, boom di turisti e rifiuti in strada: la tassa di soggiorno a cosa serve davvero?
L’Isola vive un’estate da record. Cagliari, in particolare, registra un afflusso turistico che difficilmente si era visto in passato, con visitatori che si fermano mediamente tra i 3 e i 5 giorni. Una notizia positiva per l’economia cittadina, se non fosse per un dettaglio che salta agli occhi di chiunque percorra le vie del centro in questi giorni: cassonetti stracolmi, sacchetti abbandonati sui marciapiedi, un decoro urbano sempre più compromesso proprio nelle settimane in cui la città dovrebbe mostrarsi al meglio.
E qui viene spontanea una domanda: fatti i limiti dell’attuale sistema di raccolta dei rifiuti, che va avanti dal secondo mandato di Massimo Zedda, a cosa serve concretamente la tassa di soggiorno che chiediamo ai turisti? Se ai visitatori facciamo pagare un contributo proprio per la loro permanenza in città, non sarebbe logico che una parte di quelle risorse tornasse indietro sotto forma di servizi più efficienti, a partire proprio dalla pulizia e dal decoro urbano? Invece, visti i risultati sotto gli occhi di tutti, sembra che quella tassa serva solo a “fare cassa”, senza un collegamento reale con il miglioramento dei servizi che i turisti stessi si trovano a vivere.
Un sistema di raccolta inadeguato ai numeri reali.
Il problema è strutturale. D’estate il volume di rifiuti aumenta sensibilmente, per via dei visitatori oltre che dei residenti, ma la frequenza di raccolta resta quella di sempre: circa una volta a settimana, senza isole ecologiche accessibili quotidianamente. Con questi ritmi, il degrado nei punti di raccolta diventa semplicemente inevitabile. Non è (solo) un problema di inciviltà: è un problema di dimensionamento del servizio rispetto alla domanda reale.
Le occasioni mancate: le isole ecologiche sotterranee.
Colpisce poi un altro aspetto. Negli ultimi anni Cagliari ha visto cantieri e scavi stradali praticamente ovunque, per opere di ogni tipo. Eppure a nessuno è venuto in mente di sfruttare quei lavori per realizzare isole ecologiche interrate, come quelle che da anni funzionano egregiamente ni centri storici delle “città realmente turistiche”: strutture sotterranee, meno impattanti dal punto di vista estetico, capaci di contenere volumi maggiori e di ridurre drasticamente il problema dei cassonetti stracolmi in bella vista. Un’opportunità concreta, lasciata, però, cadere. D’altronde la classe dirigente sarda non vale una ceppa!
Tre mandati non sono bastati.
Il punto più critico è che questa situazione non è nuova. Sono anni, 3 mandati per l’esattezza, che si ripete lo stesso copione ogni estate: lamentele, promesse, e nessun cambiamento sostanziale nel modello di raccolta. A questo punto la domanda non è più se il sistema funzioni, ma quanto tempo ancora ci vorrà prima di ammettere che il sistema va ripensato da zero.
Cagliari non è più, se mai lo è stata, un piccolo comune di poche migliaia di abitanti. È una città metropolitana, meta turistica, punto di passaggio per un numero crescente di persone. Continuare a gestirla con logiche e frequenze pensate per una città diversa, più piccola e meno frequentata (come non citare anche la fesseria, visti i costi della TARI per ristoratori ed esercenti in generale, della “corriera ecologica”), significa condannarla a ripetere ogni estate la stessa immagine di degrado, proprio mentre si chiede ai visitatori di pagare per il privilegio di visitarla.
Se la tassa di soggiorno ha un senso, che sia quello di finanziare i servizi che la rendono sostenibile: più passaggi di raccolta, isole ecologiche fruibili tutti i giorni, e magari, finalmente, qualche isola interrata nei punti nevralgici del centro. Il resto sono solo giustificazioni buone per le “dirette” di via Roma.
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