Buon compleanno ‘Maestrone’ Guccini.

Cantastorie moderno, raffinato creatore di versi, fine testimone di episodi, incontri e avvenimenti, fortemente ancorato alle proprie radici culturali e con una vocazione di contastorie che caratterizzala sua cifra poetica e stilistica, Francesco Guccini ha composto brani che sono espressione di impegno e sensibilità artistica.

Nato a Modena il 14 giugno 1940, trascorre la sua infanzia nell’appennino tosco-emiliano a Pàvana, per poi trasferirsi per frequentare l’Istituto Magistrale nella sua Piccola Città, Modena, dove inizia a suonare da autodidatta la chitarra e scrivere i primi testi sull’onda dell’avvento del rock’n roll in Italia.

Figlio d’una casalinga e di un impiegato, cresciuto fra i saggi ignoranti di montagna che sapevano Dante a memoria e improvvisavano di poesia, nel 1966 Guccini si impone come autore e iniziano le più importanti collaborazioni, dapprima con l’Equipe 84, poi con Caterina Caselli e i Nomadi. Sono gli anni dei primi dischi, Folk Beat n°1, ma anche delle canzoni che lo hanno consacrato  a partire da Noi non ci saremo e La canzone del bambino nel vento, con le quali entra a far parte della storia della musica italiana.

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Album dai toni fortemente inquieti ed esistenziali caratterizzano la produzione artistica degli anni ’70 superata nel momento in cui per la prima volta, nell’album Radici, esterna il lato più ironico della sua personalità, esibito solamente in occasione dei concerti. Il successo commerciale arriva, però, nel 1976 con l’album Via Paolo Fabbri 43 al cui interno, l’omonimo brano, rievoca l’atmosfera delle notti bolognesi dell’epoca. Alle grandi città ricche di storia, fascino e dalla forte valenza simbolica, Venezia, Milano, Bologna e Bisanzio, dedica un album.

Alla letteratura finemente si ispira. Le vicissitudini della sua vita privata e dei suoi amori sono spesso narrati in maniera enigmatica nei suoi brani. Se si ascoltano con attenzione appare evidente la scelta stilistica di impostarne il contenuto sul rapporto tra letteratura e biografia che, fuse sullo stesso piano, narrano di dubbi, paure, perplessità e speranze.

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Il mito a stelle e strisce sognato al cinema o letto fra le pagine dei libri entra con prepotenza nella vita di Guccini tanto da influenzare parte della sua produzione ed essere velatamente ricordato nella nostalgica e ironica Eskimo.

Raccontare la sua poesia e la sua musica non è impresa facile perché significa confrontarsi con quasi sessant’anni di storia del nostro paese. In una recente intervista rilasciata al Corriere della sera, in occasione del suo compleanno, si racconta: dall’amicizia con Claudio Lolli al rapporto di rispetto reciproco con De Andrè, passando per le collaborazioni con Ligabue e la conoscenza di Dalla e Zucchero.

Francesco Guccini viene ancora oggi identificato dai più come icona della sinistra italiana. Ma non vuole essere definito comunista, non lo è mai stato. La sua Locomotiva nasce da una suggestione letteraria, non politica. E l’Eskimo è un simbolo, e ha un forte legame con la città di Trieste. Quella città vissuta da Guccini durante il servizio militare dove, pur senza soldi in tasca e con l’eskimo addosso, si sentiva padrone del mondo. Di un mondo che aveva la presunzione, tutta giovanile, di poter cambiare con la rivolta tra le dita e le sue canzoni a fargli da colonna sonora.

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Oggi compie 80 anni. E intanto Francesco Guccini non si ferma. È notizia recente che il suo nuovo libro Tralummescuro. Ballata per un paese al tramonto è stato inserito tra i cinque finalisti del prestigioso Premio Campiello. Buon compleanno, Maestrone.

Marina Federica Patteri

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