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Bullismo come violazione dei diritti umani: la petizione che scuote Bruxelles.

Il bullismo come violazione dei diritti fondamentali dell’uomo: è questa la richiesta al cuore della petizione presentata da Adrian Jurchescu, cittadino rumeno, al Parlamento europeo. Nel documento, in particolare, il firmatario ha sollecitato il riconoscimento esplicito del diritto a non essere vittima di bullismo all’interno della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, invocando il principio sancito all’articolo 4 sulla proibizione di trattamenti inumani o degradanti.

Jurchescu descrive il bullismo come una forma di violenza fisica, verbale e psicologica, con effetti devastanti sulla salute mentale, sulla capacità di apprendere e sulla piena integrazione sociale delle vittime, arrivando in casi estremi anche al suicidio. Dunque, il fenomeno dovrebbe essere trattato come una grave lesione dei diritti umani, al pari della tortura.

La Commissione PETI del Parlamento europeo, però, pur riconoscendo la gravità del tema, ha precisato i limiti delle proprie competenze. La Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU), cui fa riferimento il firmatario, è infatti uno strumento del Consiglio d’Europa, e non rientra nell’ambito giuridico dell’Unione europea.

Tuttavia, Bruxelles non ha ignorato la questione: nella sua risposta ha ricordato le numerose iniziative legislative e strategiche già in atto per contrastare ogni forma di violenza, in particolare contro i minori. Tra queste, la Strategia dell’UE sui diritti dei minori (2021) e la recente raccomandazione del 23 aprile 2024, che invita gli Stati membri a elaborare piani nazionali anti-bullismo.

La Commissione ha inoltre citato strumenti giuridici già vincolanti per gli Stati membri, come la direttiva sulla parità di trattamento nel lavoro e quella sulla lotta alla violenza di genere, che vietano le molestie e la discriminazione in ambito occupazionale, scolastico e sociale. Inoltre, la direttiva 2012/29/UE sui diritti delle vittime garantisce assistenza e protezione a chi subisce atti di violenza o bullismo riconosciuti come reato dalla legislazione nazionale.

Resta però un nodo irrisolto: la mancanza di un riconoscimento esplicito del bullismo come diritto violato a livello europeo, come invece chiede la petizione. Per ora, infatti, la commissione parlamentare europea ha chiarito che non intende intraprendere ulteriori azioni specifiche su questa istanza.