Bulgaria: la coalizione di Radev in testa con oltre il 43%
I primi dati ufficiali delle elezioni parlamentari anticipate in Bulgaria sorridono alla coalizione Progressive Bulgaria, guidata dall’ex presidente Rumen Radev: con circa il 7% delle schede già contabilizzate, il raggruppamento di centrosinistra raccoglie il 43,46% dei consensi, staccando nettamente tutti gli altri competitor.
Lo ha reso noto la Commissione Elettorale Centrale bulgara, che ha iniziato a diffondere i risultati preliminari nelle ore successive alla chiusura dei seggi di domenica.
La mappa del voto bulgaro.
Al secondo posto si colloca la coalizione Continuiamo il Cambiamento-Bulgaria Democratica con quasi il 14%, tallonata dai Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria-Unione delle Forze Democratiche (GERB-SDS) fermi al 12,83%, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa BTA.
Più indietro il partito nazionalista Rinascita con il 5,1%, mentre il Movimento per i Diritti e le Libertà si attesta appena oltre la soglia di sbarramento con il 5,01%, guadagnandosi per un soffio l’accesso al parlamento. In tutto, sono 14 partiti e 10 alleanze a competere per i 240 seggi dell’Assemblea Nazionale.
La proiezione dei seggi.
Secondo le stime del centro di ricerca Trend, Progressive Bulgaria si avvierebbe verso 134 seggi, appena al di sopra della soglia di 121 necessaria per formare un governo autonomamente. Seguirebbero GERB-SDS con 38 seggi e Continuiamo il Cambiamento-Bulgaria Democratica con 37. Il Movimento per i Diritti e le Libertà-Nuovo Inizio è proiettato a 19 seggi, Rinascita a 12.
Affluenza bassa e instabilità cronica.
Un’ombra sulla consultazione è rappresentata dalla scarsa partecipazione: alle 16 ora locale erano recati alle urne solo il 34,63% degli oltre 6,5 milioni di aventi diritto.
Il dato non stupisce, considerato il clima di profonda sfiducia che attanaglia il Paese. Dal 2021 ad oggi, la Bulgaria, nazione balcanica di circa 6,5 milioni di abitanti, è rimasta intrappolata in un circolo vizioso fatto di parlamenti frammentati, negoziazioni fallite e governi di breve durata, con ripetuti esecutivi tecnici nominati dalla presidenza.
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