Bruxelles sul lascito delle restrizioni Covid: “Misure d’emergenza dovevano restare necessarie, proporzionate e limitate nel tempo”.
La Commissione europea interviene sul tema, ancora aperto, delle restrizioni introdotte durante la pandemia di Covid-19 e delle relative conseguenze giudiziarie, che in diversi Paesi europei continuano a produrre effetti per i cittadini coinvolti.
L’eurodeputata Christine Anderson ha richiamato una serie di casi oggi all’esame della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), come quello di una cittadina norvegese multata e imprigionata nel 2021 per aver rifiutato test PCR e la quarantena in hotel: ancora ricorsi contro gli obblighi vaccinali in Francia e contestazioni alle chiusure delle scuole in Germania.
Secondo Anderson, questi procedimenti mostrano come, anni dopo la fine della fase acuta dell’emergenza, singoli cittadini stiano ancora affrontando accuse e sanzioni legate a misure la cui necessità e proporzionalità restano controverse.
La posizione della Commissione: “Nessuna competenza sui singoli casi”.
Nella risposta ufficiale, il commissario McGrath ha evidenziato (chi lo avrebbe detto…) i limiti di competenza di Bruxelles: “La Commissione non può pronunciarsi su singoli casi né interferire nei procedimenti nazionali e può intervenire solo se è in gioco una questione di diritto dell’Unione, non quando si tratta esclusivamente di misure nazionali di sanità pubblica”.
L’organizzazione e l’erogazione dei servizi sanitari, come i test Covid o le misure di quarantena, rientrano infatti nelle competenze degli Stati membri. “Spetta quindi alle autorità nazionali – inclusi i giudici – garantire il rispetto effettivo dei diritti fondamentali in base alle proprie costituzioni e agli obblighi internazionali in materia di diritti umani”.
Bruxelles respinge inoltre l’accusa di non aver valutato in chiave di diritti fondamentali le restrizioni introdotte durante l’emergenza sanitaria: “Fin dall’inizio è stato chiarito che ogni risposta all’emergenza Covid doveva rispettare pienamente i principi e i valori dell’UE e che le misure eccezionali dovevano essere necessarie, strettamente proporzionate, limitate nel tempo e in linea con le garanzie costituzionali e gli standard europei e internazionali”, ha aggiunto McGrath.
Oltre alla dimensione giuridica, Commissione ed ECDC ricordano di aver già valutato le restrizioni anche sotto il profilo di efficacia, proporzionalità e impatto sociale, smentendo quindi che manchi un esame critico complessivo delle politiche adottate durante la pandemia.
Nessun nuovo meccanismo ad hoc, ma vigilanza nel quadro esistente.
Alla domanda se verrà avviata una revisione specificamente incentrata sui diritti fondamentali per evitare abusi dei poteri d’emergenza in future crisi, la Commissione non ha annunciato alcun nuovo meccanismo dedicato.
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