Bruxelles sotto pressione sul memorandum Italia-Libia: gravi abusi documentati, l’UE chiarisca il suo ruolo.
Il rinnovo automatico, previsto per il 2 novembre 2025, del memorandum d’intesa tra Italia e Libia riaccende lo scontro politico a Bruxelles sul ruolo dell’Unione europea nella gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo centrale. Una nutrita coalizione trasversale di eurodeputati della Sinistra, dei Verdi e dei Socialisti, ha presentato un’interrogazione scritta che mette in discussione la posizione della Commissione europea sulla cooperazione con le autorità libiche.
L’accusa è netta: il memorandum, siglato nel 2017 e mai realmente rivisto, avrebbe favorito “respingimenti sistematici verso la Libia e un sistema di violenze ormai “strutturale”, che comprende detenzioni arbitrarie, torture, violenze sessuali, lavoro forzato e trattamenti inumani ai danni di migranti e richiedenti asilo”.
Una lunga serie di rapporti delle Nazioni Unite, di ONG e di sopravvissuti attesta inoltre “responsabilità dirette” della guardia costiera libica, addestrata e sostenuta da Italia e UE.
Gli eurodeputati citano anche un episodio recente che ha riacceso le polemiche: il 12 ottobre 2025, 140 persone sbarcate a Pozzallo hanno denunciato un attacco armato da parte di miliziani libici, a bordo di imbarcazioni fornite dall’Italia. Una persona è rimasta gravemente ferita e altre due hanno riportato lesioni serie.
Alla luce di questi sviluppi, i firmatari hanno domandato alla Commissione di chiarire come intenda conciliare il continuo sostegno europeo alle autorità libiche con gli obblighi derivanti dal diritto internazionale e dall’UE, in particolare gli articoli 18 e 19 della Carta dei diritti fondamentali, che tutelano il diritto d’asilo e vietano il respingimento verso Paesi non sicuri.
Ancora, i firmatari hanno chiesto quali misure concrete siano previste per assicurare che fondi europei – o risorse degli Stati membri – non finiscano per rafforzare apparati coinvolti in violazioni documentate.
Bruxelles ha finora difeso la cooperazione con Tripoli come “uno strumento per migliorare la capacità di ricerca e soccorso” e “stabilizzare la regione”.
foto Mass Communication Specialist 2nd Class Justin Stack
