Bruxelles sotto pressione per lo stop dell’Accordo di associazione UE-Israele.
Alla luce delle sentenze della Corte internazionale di giustizia (CIG) che hanno ordinato a Israele di fermare le operazioni militari a Gaza e garantire l’accesso umanitario, cresce il dibattito politico sull’opportunità di sospendere l’Accordo di associazione UE-Israele.
In un’interrogazione scritta, l’eurodeputato socialista Nicolás González Casares ha ricordato che la CIG, già dal gennaio 2024, ha rilevato un “rischio di genocidio” e imposto a Israele misure preventive, più volte ribadite nei mesi successivi, senza che fossero rispettate. González Casares chiede dunque se la Commissione non ritenga urgente – dopo la sonora richiesta del Parlamento europeo – sospendere l’intesa, se abbia valutato eventuali responsabilità giuridiche dell’UE per inerzia e se, di fronte alle violazioni dei diritti umani, l’accordo non possa ormai considerarsi inefficace.
Nella sua risposta, la Commissione europea, attraverso l’Alto rappresentante Kaja Kallas, ha chiarito che la sospensione dell’accordo può avvenire solo con decisione unanime del Consiglio dell’UE, un consenso che oggi non esiste. Tuttavia, Bruxelles ha avviato una revisione della conformità di Israele all’articolo 2 dell’accordo – che vincola le parti al rispetto dei diritti umani – e ha concluso che esistono indizi di violazione.
Dopo un confronto definito “franco e di principio” (dalla Kallas però) l’Unione ha ottenuto da Israele l’impegno a migliorare la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza.
Parallelamente, il 29 luglio la Commissione ha proposto di sospendere parzialmente la partecipazione di Israele al programma Horizon Europe, limitando l’accesso delle imprese israeliane ai fondi dell’Accelerator del Consiglio europeo per l’innovazione. Senza successo…
foto hosny salah da Pixabay.com
