13 Aprile 2026
Europa

Bruxelles rilancia sul riarmo: 1,5 miliardi per la difesa ucraina

La Commissione europea ha approvato un programma di lavoro da 1,5 miliardi di euro nell’ambito dell’EDIP, il Programma per l’Industria Europea della Difesa, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare le capacità produttive del comparto militare nel Vecchio Continente e in Ucraina. Una mossa che, ancora una volta, fotografa con nitidezza le priorità di Bruxelles: armi, munizioni e tecnologie belliche al centro dell’agenda comunitaria.

Dove vanno i soldi?

La destinazione dei fondi è eloquente. Oltre 700 milioni di euro saranno destinati all’incremento della produzione di componenti e sistemi d’armamento, droni, missili, munizioni, di cui 260 milioni riservati esplicitamente a Kiev attraverso lo Strumento di Sostegno all’Ucraina. Altri 325 milioni finanzieranno i cosiddetti “Progetti Europei di Interesse Comune nel settore della difesa”, aperti anche a Norvegia e Ucraina. Duecentoquaranta milioni serviranno all’acquisto congiunto di armamenti fra Stati membri, mentre 100 milioni andranno a start-up e PMI della filiera militare attraverso il Fondo FAST. Completano il quadro 35,3 milioni per il programma di innovazione BraveTech, a supporto delle industrie ucraine.

Il copione è ormai rodato. Quando si tratta di difesa e sostegno bellico all’Ucraina, la macchina comunitaria si muove con una velocità e una determinazione che lasciano a bocca aperta. Regolamenti approvati in tempi record, miliardi stanziati senza troppi intoppi parlamentari, competenze nazionali bypassate in nome dell’emergenza geopolitica.

Eppure, a pochi chilometri di distanza, metaforicamente e non, settori strategici per la vita quotidiana di milioni di europei languono in un pantano di inerzia istituzionale.

L’agricoltura, la grande dimenticata.

Basti pensare all’agricoltura: una delle poche aree in cui l’Unione Europea esercita una competenza esclusiva, vale a dire il potere di legiferare in modo vincolante per tutti i ventisette Stati membri. Una responsabilità enorme. Una responsabilità che, però, Bruxelles sembra gestire con il freno a mano tirato.

La Politica Agricola Comune scricchiola sotto il peso di riforme incompiute, sussidi distorti e una burocrazia che soffoca chi lavora la terra. Gli agricoltori sono scesi in piazza in tutta Europa , dai trattori sulle autostrade francesi ai blocchi stradali in Germania, Polonia, Italia, per denunciare condizioni di mercato insostenibili, costi energetici fuori controllo e regole ambientali applicate con un rigore che non tiene conto delle realtà produttive. La risposta di Bruxelles? Rattoppi tardivi, promesse fumose e qualche deroga temporanea.

Una Commissione a geometria variabile.

Il paradosso è sotto gli occhi di tutti: laddove l’Europa non ha competenza esclusiva, la difesa rimane prerogativa degli Stati nazionali, la Commissione trova ogni giorno nuove scorciatoie giuridiche per impegnarsi massicciamente. Dove invece la competenza è piena e diretta, come nel caso dell’agricoltura, l’azione comunitaria si arena in una palude di interessi contrapposti e mediazioni al ribasso.

I primi inviti a presentare proposte nell’ambito dell’EDIP saranno pubblicati sul portale EU Funding & Tenders a partire dal 31 marzo 2026. Una data che segna l’ennesimo passo di Bruxelles nella direzione del riarmo. La data in cui tornerà ad occuparsi seriamente di chi produce il cibo degli europei, invece, resta ancora da stabilire.

foto Gints Ivuskans Copyright: © European Union 2022 – Source : EP