Bruxelles, la fabbrica della propaganda.
C’è qualcosa di stupefacente nel modo in cui la Commissione europea racconta il suo primo anno di mandato. Il documento diffuso in vista dell’anniversario del primo anno di mandato di “Ursula e soci”, rappresenta l’ennesima prova che a Bruxelles si è perso il senso della misura.
Uno sfoggio di trionfalismo, slogan e cifre lanciate come coriandoli, senza contesto, senza verifica e, soprattutto, senza alcuna autocritica. La Commissione parla dell’Europa come se governasse un continente ideale, non quello reale attraversato da crisi industriale, instabilità geopolitica, perdita di competitività e crescente sfiducia dei cittadini.
Una “rassegna stampa” votata alla disinformazione.
Il testo si apre proclamando che in dodici mesi l’Europa sarebbe diventata “più indipendente, più competitiva e più sicura”. Detto così, senza uno straccio di dato verificabile. Odora già di propaganda. Ma il peggio arriva qualche paragrafo più sotto, con una lista di “successi” che farebbe arrossire persino il più audace spin doctor.
Crescita? Quale crescita?
La Commissione rivendica che nel 2025 “l’economia dell’UE è cresciuta dell’1,4%”. Peccato che si tratti di una previsione, non di un risultato, senza contare che il tasso di crescita è uno tra i più bassi del pianeta. L’India e gran parte dell’Asia viaggia, infatti, a ritmi ben superiori.
E Bruxelles lo presenta come un trionfo. Sì, quello delle aspettative ridotte.
NextGenerationEU: miliardi spesi… ma per cosa?
La Commissione di Ursula ha poi sbandierato di aver erogato ai Paesi membri 371,5 miliardi attraverso il NextGenerationEU. Un numero imponente, certo. Ma nessuna analisi sull’efficacia, nessun bilancio dei fallimenti, nessun riferimento ai ritardi cronici dei vari PNRR nazionali. L’importante è far vedere che i soldi sono stati spesi. A prescindere dal risultato.
L’Europa “delle competenze”: intanto mancano lavoratori ovunque.
La Commissione di Ursula ha poi celebrato la nascita della “Union of Skills”, il piano per colmare il gap di competenze. Ma il documento ignora completamente la realtà, a partire dalla carenza critica di lavoratori nei settori tech, industriali e sanitari, la fuga di giovani qualificati verso Paesi extra-Ue e gli effetti depressivi delle politiche fiscali e burocratiche sulle imprese innovative. Senza contare, anche nel terzo settore, la crescente problematica dell’accesso e della discriminazione dei programmi europei. Tra Erasmus+, CERV, Creative Europe e compagnia cantante, ormai, solo i “sostenitori del mondo meraviglioso dell’UE” vengono finanziati.
Il solito trucco dell’Ue, insomma, è facile da notare: presentare iniziative ma non risultati di impatto e serie azioni di monitoraggio sulle proprie politiche.
Industria e tecnologia: anche qui la realtà è un’altra.
Tra i punti più surreali, si legge che “19 AI factories e 13 antenne designate in tutta Europa” stanno dando frutti. Ma a Bruxelles forse non è ancora chiaro che le “AI factories” sono solo centri progettuali senza produzione autonoma, finanziati con fondi europei ma dipendenti da tecnologie statunitensi o cinesi. Ma, alla Commissione di Ursula, basta ricordare che il cittadino europeo medio, oltre che ignorante, è anche distratto… missione compiuta!
Clean Industrial Deal: marketing verde in assenza di industria.
La Commissione celebra poi il Clean Industrial Deal come scudo per le nostre industrie energivore. Peccato che in tutta l’Europa, mentre i costi energetici continuano ad essere i più alti a livello globale, le acciaierie stiano chiudendo e le industrie della chimica stiano delocalizzando.
Ma Bruxelles promette di “rendere l’Europa il continente dove le industrie prosperano”.
Commercio internazionale: accordi fantasma.
Ancora, nella velina della Commissione di Ursula, si legge trionfalmente che “sono stati conclusi i negoziati con Mercosur, Messico e Indonesia”. Piccolo dettaglio: molti di questi accordi non sono ratificati, altri sono osteggiati dagli stessi Stati membri, altri ancora non hanno alcuna certezza di entrare in vigore. In sintesi, per la Commissione Ue, basta scrivere “conclusi” per farli sembrare reali.
Difesa: miliardi su miliardi, ma nessuna capacità reale.
Il documento poi elenca tormentoni quali i 150 miliardi del SAFE instrument, 1,5 miliardi per l’industria della difesa, mobilità militare entro il 2027 e nuove partnership globali sul settore della guerra, ma moltiplicare le sigle non produce sicurezza. In compenso, produce un effetto: la certezza che la Commissione vuole apparire protagonista di una politica di difesa che giuridicamente non le appartiene. È l’illusione del potere.
Migrazione: numeri manipolati.
La Commissione scrive inoltre che “gli attraversamenti irregolari sono diminuiti del 22% nei primi 10 mesi del 2025”, non dicendo però che la diminuzione è dovuta a accordi esterni opachi e controversi con Paesi extra-Ue decisamente agli antipodi rispetto allo Stato di diritto, che molti Stati membri violano sistematicamente il diritto d’asilo e che il sistema comune continua a non funzionare. Dettagli Ursula! Ma i numeri estratti dal contesto, ricordiamolo, diventano strumenti utili solo per la propaganda.
Solidarietà con l’Ucraina: verità a metà.
La Commissione afferma poi che l’Ue ha stanziato 187,3 miliardi per l’Ucraina. Assolutamente vero. Ma perché non dire anche che una parte significativa non è nuova spesa, ma riallocazioni? Che molti fondi sono prestiti e non aiuti, che l’opinione pubblica europea è sempre più divisa e che i programmi militari restano frammentati?
La realtà, dunque, è più complessa della narrativa “edulcorata” di Ursula e del suo “mondo dorato”. Non parliamo poi dei ripetuti scandali a Kiev, dove il vertice guidato dal presidente illegittimo Volodymyr Zelenskyy, continua ad essere al centro di manovre opache.
Democrazia e diritti: la Commissione si autoproclama leader globale.
Il documento presenta poi una roadmap per i diritti delle donne, per la comnità LGBTIQ, lo scudo democratico e il report sullo Stato di diritto in Ue. Peccato che la Commissione stessa sia da anni criticata per scarsa trasparenza; lo scandalo Qatargate, Pfizergate, Timmermans, ha scosso le istituzioni europee e molti meccanismi di accountability Ue siano insufficienti, specialmente sul fronte dei Fondi europei a NGO e Paesi dittatoriali e sanguinari.
Autocelebrarsi come “difensori della democrazia” mentre si ignora la crisi di fiducia è, in estrema sintesi, un esercizio di ipocrisia istituzionale.
Il budget per il nuovo bilancio Ue: l’Europa delle cifre che impressionano…poco.
“Sarà più flessibile, più semplice, più moderno”. Questo secondo Ursula sarà il nuovo budget dell’Ue per i prossimi 7 anni. Frasi vuote, buone per ogni stagione come evidenziato, invece, dalla società civile, associazioni di categoria e dagli stessi co-legislatori europei, per i quali la nuova proposta di bilancio della Commissione arriva senza alcuna discussione pubblica, senza valutazione degli impatti e senza trasparenza sui criteri. Il trionfo dell’autoreferenzialità dell’Esecutivo europeo è servito.
Global Gateway: il capolavoro dei numeri “un tanto al chilo”.
“Ha superato il target di 300 miliardi e potrebbe arrivare a 400”. Questo è quanto si legge nel documento sul Global Gateway, ovvero la strategia dell’Unione europea volta a promuovere collegamenti intelligenti, puliti e sicuri nei settori del digitale e dell’energia. Ma, anche qui, chiunque abbia letto le analisi indipendenti sa che molti progetti sono semplici rebrand di iniziative già esistenti, la maggior parte dei fondi non è nuova spesa, ma garanzie, i 300 miliardi non rappresentano affatto investimenti diretti europei. Ma, tra gli ignoranti, l’effetto scenico è assicurato.
La Commissione europea continua a vivere in un mondo proprio.
Il documento prodotto per celebrare il primo anno del secondo mandato di Ursula von der Leyen, sostiene quindi la validità dell’ennesimo elenco infinito di iniziative, piani, roadmap, strategie, programmi, fondi, sigle. Tutti presentati come successi ma nessuno valutato con rigore. Senza contesto e senza verifiche. Basta la parola della Commissione.
Ma questa è una comunicazione istituzionale che non informa ma che confonde. Che non spiega ma che si autocelebra.
Che non illumina ma che oscura.
E soprattutto è la comunicazione di un’istituzione che pretende di essere il cuore della democrazia europea, ma che continua a operare con un livello di opacità degno di un’agenzia di marketing politico, non di un’istituzione pubblica.
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