23 Aprile 2026
Europa

Bruxelles finanzia il gas per l’Ucraina, ma precisa: “Non un euro per il gas russo”. Intanto nell’Ue resta aperto il paradosso delle forniture

L’accordo firmato il 13 agosto 2025 tra Commissione europea e Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS) — che attiva una garanzia Ue per un prestito da 500 milioni di euro destinato all’acquisto di gas da parte dell’Ucraina — continua a sollevare dubbi politici e interrogativi sulle reali rotte del gas che arriva a Kiev.

Secondo gli analisti, quella cifra coprirebbe l’intero fabbisogno ucraino per la stagione invernale. E i dati sui flussi mostrano che oltre la metà del gas importato dall’Ucraina nel 2025 proviene dall’Ungheria, Paese che a sua volta utilizza in larga misura gas di origine russa. Da qui l’accusa del deputato ungherese András Gyürk: Bruxelles starebbe usando fondi europei per finanziare, indirettamente, l’acquisto di gas russo — mentre allo stesso tempo propone di vietare tali importazioni agli Stati membri.

La Commissione: “Garanzie esplicite per evitare l’importazione di gas russo”.

Nella risposta del 3 dicembre, il commissario Lars Jørgensen ha respinto l’accusa: “Nei contratti garantiti dall’Ue — sostiene — sono inserite clausole che vietano l’utilizzo dei fondi per acquistare gas di origine russa”. Basta questo a scongiurare ogni sospetto?

Bruxelles ricorda inoltre che gli approvvigionamenti avvengono tramite “reverse flow” dall’Ue e che la Commissione ha aiutato Kiev a diversificare attraverso la piattaforma AggregateEU, aperta anche alle aziende ucraine.

Una posizione che però non affronta il nodo centrale: il gas che l’Ucraina compra dall’Ue può comunque essere gas russo “rilabelled”, poiché entra nei mercati europei mescolato ai flussi provenienti da Mosca.

Le domande poste dal deputato ungherese alla Commissione, nel frattempo, restano in larga parte senza risposta. Bruxelles non chiarisce perché sia possibile sostenere l’acquisto di gas per un Paese terzo mentre gli Stati membri, ancora esposti a un mercato volatile, non beneficiano di strumenti analoghi.

La Commissione si è limitata a celebrare l’utilità della strategia REPowerEU per porre fine alla “weaponisation” dell’energia russa e allo stop al gas proveniente dalla Federazione di Vladimir Putin. Ma nessun impegno concreto a sostenere gli acquisti di gas degli Stati membri più fragili, come invece richiesto nel quesito parlamentare.

Sullo sfondo resta il paradosso Ue che mentre da una parte prova a chiudere i rubinetti al gas russo, dall’altra non interviene verso gli Stati membri che continuano a importarlo in Ue.

Una situazione che la risposta della Commissione non scioglie e che riflette la complessità – e le contraddizioni – della diplomazia energetica europea.

foto Alexis Haulot Copyright: © European Union 2025 – Source : EP