Bruxelles bacchetta l’Italia su due fronti: plastica monouso e edifici da ristrutturare
Doppia tegola europea sull’Italia. La Commissione europea ha deciso di inviare a Roma un parere motivato per il recepimento scorretto della direttiva sulla plastica monouso, e ha contestualmente avviato una procedura di infrazione separata per il mancato invio del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici. Due fascicoli distinti, ma con un denominatore comune: l’Italia non ha rispettato gli obblighi comunitari nei tempi e nei modi previsti.
Il primo fronte riguarda la Direttiva UE 2019/904 sulla plastica monouso, che mira a ridurre l’impatto di determinati prodotti in plastica sull’ambiente e sulla salute umana, promuovendo la transizione verso un’economia circolare. Secondo la Commissione, l’Italia ha recepito la direttiva in modo parziale e non conforme.
I punti contestati sono tre. Il primo è l’introduzione di una soglia minima nella definizione di “plastica”, che di fatto restringe il campo di applicazione della norma. Il secondo è l’esenzione dei prodotti in plastica biodegradabile da alcune disposizioni previste dalla direttiva. Il terzo riguarda la limitazione della responsabilità dei produttori nella copertura dei costi di raccolta dei rifiuti.
Una serie di deroghe che, secondo Bruxelles, rischia di vanificare l’approccio preventivo della direttiva, favorire il rilascio di frammenti plastici persistenti e microplastiche nell’ambiente, e creare una disparità di trattamento tra gli operatori economici dei diversi paesi membri, con effetti distorsivi sul mercato unico.
A questo si aggiunge una violazione procedurale: l’Italia ha adottato la legislazione di recepimento prima della scadenza del periodo di standstill di tre mesi previsto dalla Direttiva sulla trasparenza del mercato unico (Direttiva UE 2015/1535), ignorando le regole che impongono una finestra di verifica preventiva da parte della Commissione.
La lettera di messa in mora era già stata inviata a maggio 2024, ma la risposta italiana non ha convinto Bruxelles, che ora passa al grado successivo: il parere motivato. L’Italia ha due mesi per adeguarsi. In caso contrario, la Commissione potrà portare il caso davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione europea.
Edifici e riqualificazione energetica: l’Italia in ritardo con altri 18 Paesi.
Il secondo fronte è quello della direttiva sulla prestazione energetica degli edifici (Direttiva UE 2024/1275). Entro il 31 dicembre 2025 tutti gli Stati membri avrebbero dovuto trasmettere alla Commissione una bozza del proprio Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici (NBRP), lo strumento strategico con cui ogni paese deve programmare la trasformazione del proprio patrimonio edilizio in chiave energetica ed efficiente entro il 2050.
L’Italia non lo ha fatto. E non è sola: con Roma sono altri 18 Paesi a non aver rispettato la scadenza, tra cui Germania, Francia, Spagna, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Austria, Irlanda, Grecia, Portogallo, Svezia e altri ancora. Un inadempimento di massa che colpisce quasi due terzi degli Stati membri dell’Unione.
Questi piani non sono adempimenti burocratici: secondo la Commissione sono strumenti essenziali per garantire stabilità agli investimenti nel settore edilizio, ridurre le bollette energetiche dei cittadini e allineare le politiche nazionali agli obiettivi climatici europei. La loro mancata presentazione nei tempi previsti rende impossibile una valutazione coordinata a livello comunitario.
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