Bruxelles apre alla difesa. I dubbi del Parlamento sull’allontanamento dagli obiettivi originari del NextGenerationEU.
A meno di un anno dalla scadenza per presentare le ultime richieste di pagamento legate al Recovery and Resilience Facility (RRF), la Commissione europea apre ufficialmente alla possibilità di utilizzare una parte dei fondi del piano post-pandemia per finanziare progetti di difesa.
La svolta emerge nella comunicazione “NextGenerationEU – The Road to 2026”, in cui Bruxelles invita gli Stati membri a “esplorare tutte le opzioni disponibili” per impiegare le risorse residue, includendo contributi volontari al futuro Programma europeo per gli investimenti nella difesa (EDIP).
Per le armi si snatura il Recovery Fund.
La mossa ha suscitato perplessità al Parlamento europeo che ha chieesto di chiarire la base giuridica che consentirebbe di usare i fondi del RRF per finanziare la difesa senza modificare il regolamento originario.
Una decisione che, di fatto, stravolge la missione originaria del Recovery Fund, nato come strumento straordinario di solidarietà per la ripresa economica e la transizione verde e digitale, senza contare la “doppia morale” della Commissione Ue che, mentre permette la flessibilità per destinare fondi alla difesa, non ha accolto l’emendamento del Parlamento che chiedeva di prorogare di 18 mesi i termini per completare progetti maturi e virtuosi del PNRR, con la motivazione che sarebbe servita una revisione della decisione sulle risorse proprie dell’UE.
La risposta di Dombrovskis: “In linea con gli obiettivi del RRF”.
Nella risposta ufficiale, il vicepresidente esecutivo della Commissione Valdis Dombrovskis ha difeso la scelta dell’Esecutivo europeo, spiegando che i contributi al futuro programma EDIP sarebbero “coerenti con la missione del RRF”, poiché mirano a rafforzare la prontezza e la resilienza dell’Unione di fronte a crisi e minacce gravi.
Secondo Dombrovskis, le risorse potranno confluire in progetti selezionati attraverso i programmi di lavoro dell’EDIP, sotto la governance dello stesso strumento, entro il 31 agosto 2026, termine fissato dal regolamento del Recovery.
La Commissione paragona questo meccanismo ai contributi volontari nazionali già previsti per InvestEU, sottolineando che si tratterà comunque di investimenti qualificati ai fini del raggiungimento dei traguardi del RRF.
La nuova frontiera del NextGenerationEU.
In sostanza, la Commissione riconosce che le spese per la difesa potranno essere considerate investimenti strategici in resilienza europea, al pari di quelli per la transizione energetica o digitale.
Una posizione che riflette la nuova priorità geopolitica dell’Unione, segnata dal conflitto in Ucraina e dall’accelerazione della cooperazione militare tra Stati membri.
Ma per molti cittadini e deputati europei, il passo rischia di rappresentare una rottura politica e simbolica: lo strumento nato per la ripresa economica e la coesione sociale diventa parte integrante dell’architettura di sicurezza europea.
Fondi europei tra solidarietà e strategia militare.
Secondo Bruxelles, questa flessibilità servirà a non lasciare inutilizzate le risorse del Recovery, stimolando nuovi investimenti “in linea con le priorità comuni dell’UE”. Ma per i critici (e poco deficienti), l’estensione alla difesa potrebbe spostare il baricentro del NextGenerationEU da un progetto di solidarietà economica a uno strumento di geopolitica industriale, segnando la fine del carattere esclusivamente civile del piano post-pandemia.
foto Nato.int
