Bosnia ed Erzegovina: ancora incertezza sul futuro dell’Alto Rappresentante
È tornata a Sarajevo per la terza volta in sedici mesi l’Alta Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Kaja Kallas, a conferma , ha spiegato, “dell’importanza strategica che la stabilità, l’integrità territoriale e la sovranità della Bosnia ed Erzegovina rivestono per Bruxelles”.
Il nodo dell’Alto Rappresentante ancora irrisolto.
Tra i temi al centro della visita, la vicepresidente della Commissione ha affrontato la questione della nomina del prossimo Alto Rappresentante internazionale per la Bosnia ed Erzegovina. “Avevo sperato che, al mio arrivo, questo processo fosse già concluso, ma non siamo ancora a quel punto”, ha ammesso Kallas, spiegando che è stato concordato che l’attuale Alto Rappresentante lascerà l’incarico, mentre il suo vice svolgerà funzioni ad interim fino al 14 luglio, in attesa che prosegua la trattativa sul successore.
“Il successo dell’Ufficio dell’Alto Rappresentante si misurerà nel giorno in cui non sarà più necessario. Fino ad allora, resta un pilastro importante della stabilità”, ha affermato la funzionaria UE, sottolineando la determinazione a individuare un candidato europeo capace di portare avanti il percorso di integrazione del Paese. Rispondendo a una domanda sulle resistenze di alcuni Paesi europei nei confronti di un candidato italiano sostenuto dagli Stati Uniti, Kallas ha evitato di entrare nel merito delle singole candidature, limitandosi a ribadire l’obiettivo di trovare “un candidato che vada bene a tutti”.
Il sostegno di EUFOR Althea e il percorso europeo.
Subito dopo la conferenza stampa, Kallas ha incontrato le truppe impegnate nella missione EUFOR ALTHEA, definita “pilastro della stabilità nei Balcani occidentali”. La pace in Bosnia ed Erzegovina, ha ricordato, dura ormai da tre decenni ma “non va data per scontata”, come dimostrato dalla crisi politica dell’anno scorso. Attraverso lo strumento europeo per la pace, il sostegno UE alle forze armate bosniache ha già raggiunto complessivamente i 35 milioni di euro.
Sul fronte dell’adesione all’Unione Europea, Kallas ha ricordato che il sostegno della popolazione bosniaca all’ingresso nell’UE resta stabilmente sopra il 70%, e ha osservato che i recenti sviluppi nella regione , dal Montenegro, per cui è in fase di stesura il Trattato di adesione, all’Albania, che ha aperto i capitoli negoziali, fino all’avvio dei negoziati di adesione per Ucraina e Moldova , dimostrano che le porte dell’Unione restano aperte. “La Bosnia ed Erzegovina non può permettersi di restare indietro”, ha avvertito, sottolineando che “la finestra di opportunità per l’adesione potrebbe non restare aperta per sempre”.
Il rallentamento delle riforme e il rischio di perdere altri fondi.
La vicepresidente ha espresso preoccupazione per il rallentamento delle riforme registrato dal 2024 in poi, frenate dalle divisioni politiche interne. Il Paese ha già perso 108 milioni di euro di finanziamenti europei, ha ricordato Kallas, e rischia di perderne altri 370 milioni se non darà attuazione all’agenda di riforme e non completerà il cosiddetto Piano di Crescita. “I leader devono assumersi le proprie responsabilità e produrre risultati concreti”, ha dichiarato, aggiungendo che il tempo stringe anche in vista della pausa estiva e della campagna elettorale per le elezioni di ottobre.
Interrogata sul fatto che l’Unione Europea eviterebbe di attribuire responsabilità dirette ai singoli attori politici bosniaci, Kallas ha respinto l’accusa di reticenza, spiegando che “il gioco delle accuse non aiuta nessuno” e che la priorità resta ottenere risultati concreti, anche alla luce del sostegno popolare all’adesione europea.
Ingerenze straniere ed elezioni.
Rispondendo a una domanda sull’espansione dell’influenza economica e politica di Russia e Cina nei Balcani occidentali, in particolare in Serbia e Bosnia ed Erzegovina, Kallas ha rivendicato l’esistenza di strumenti UE per contrastare la manipolazione delle informazioni e le ingerenze straniere (la cosiddetta “FIMI”), impiegati, secondo la Kallas, “con risultati positivi in Moldova e ora messi a disposizione anche dei partner dei Balcani occidentali, perché l’obiettivo di queste ingerenze è proprio ostacolare il percorso verso l’Unione Europea e le riforme necessarie”.
Kallas ha inoltre ribadito le aspettative dell’UE per elezioni “democratiche, libere ed eque” nel prossimo mese di ottobre, sottolineando che “è naturale che ogni partito voglia vincere, ma la retorica politica deve avere dei limiti”.
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