Bollette, debiti da social e analfabetismo finanziario: la Gen Z italiana è la più a rischio
Tre italiani su quattro riescono a pagare le bollette in tempo. Un dato che potrebbe sembrare rassicurante, se non fosse per ciò che si nasconde dietro la media: tra i giovani della Generazione Z, quella quota crolla al 55%. È uno dei segnali più allarmanti che emerge dall’European Consumer Payment Report 2025 di Intrum, società specializzata nella gestione del credito, che quest’anno introduce anche un nuovo strumento di misurazione, il Money Management Index, assegnando all’Italia un punteggio di 81,9, in linea con la media europea ma distante dai Paesi più solidi.
Il quadro che ne emerge è quello di un Paese che prova a rialzarsi dopo anni di incertezza economica, ma che resta esposto, soprattutto nelle sue fasce più giovani.
La trappola dei social: debiti per sembrare ricchi.
Tra i fenomeni più preoccupanti evidenziati dal rapporto c’è l’impatto devastante dei social media sulle finanze dei giovani. Il 71% degli intervistati ritiene che le piattaforme digitali alimentino aspettative irrealistiche su stili di vita e benessere economico. Ma il dato che colpisce di più è un altro: il 39% della Gen Z ammette di essersi indebitato nel tentativo di emulare lo stile di vita degli influencer, acquisti impulsivi, abbonamenti in eccesso, spese non sostenibili.
A questo si aggiunge il fenomeno crescente del cosiddetto subscription debt: l’accumulo silenzioso di costi ricorrenti legati a servizi in abbonamento, streaming, gaming, fitness, delivery, che, sommati, finiscono per erodere in modo significativo il bilancio mensile. Circa la metà dei giovani della Gen Z dichiara di fare acquisti d’impulso, e il 26% del totale degli intervistati afferma che la pressione sociale dei social abbia avuto ripercussioni negative sulla propria salute mentale. Tra i più giovani, questa percentuale sale al 47%.
Alla precarietà economica, redditi più bassi, ingresso tardivo e discontinuo nel mercato del lavoro, costo della vita più elevato rispetto alle generazioni precedenti, si somma un deficit formativo strutturale. L’85% dei giovani della Gen Z dichiara di non aver ricevuto un’adeguata educazione finanziaria a scuola, e il 63% lamenta la stessa carenza in famiglia. In termini assoluti, solo il 21% degli italiani ritiene di aver ricevuto una buona preparazione economica durante gli anni scolastici, contro il 31% dei norvegesi, primi in classifica in Europa.
Consapevoli del problema, ma senza strumenti.
Il paradosso è che i giovani sembrano ben consapevoli della propria fragilità: il 59% della Gen Z vuole migliorare le proprie capacità di gestione del debito, ma il 75% ammette di avere difficoltà a sviluppare abitudini finanziarie solide. Sanno di avere un problema; faticano a trovare il modo per risolverlo.
In questo vuoto si sta inserendo l’intelligenza artificiale, ancora timidamente: solo l’11% degli italiani la utilizza per gestire direttamente le proprie finanze, ma la tendenza è in crescita. L’impiego dell’AI per la comprensione di termini e condizioni contrattuali è passato dal 15% del 2024 al 23% del 2025, con un balzo del 53%. Parallelamente, il timore che l’AI possa danneggiare l’occupazione è sceso dal 31% al 25%, segnale di una tecnologia percepita sempre meno come una minaccia.
Resta però il nodo centrale: in un Paese dove il 66% dei cittadini si dichiara preoccupato di fronte a spese impreviste rilevanti, secondo dato più alto in Europa dopo il Portogallo, la strada verso una vera resilienza finanziaria è ancora lunga.
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