14 Agosto 2026
Europa

Bilancio UE, i sindaci europei lanciano l’allarme: “Rischio greenwashing nel prossimo budget”

Il prossimo grande bilancio dell’Unione Europea rischia di trasformarsi in un’operazione di facciata. È questo il messaggio che arriva dal Comitato Europeo delle Regioni, che il 22 aprile ha adottato una posizione critica sulla proposta della Commissione per il Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034, il documento che definirà come l’Europa spenderà oltre 2000 miliardi di euro nei prossimi anni.

A guidare l’offensiva è Rafał Trzaskowski, sindaco di Varsavia, che ha firmato il parere della commissione ENVE , quella dedicata ad ambiente, clima ed energia. Il verdetto è netto: la struttura proposta espone l’UE al rischio concreto di greenwashing, cioè di dichiarare investimenti “verdi” che tali non sono davvero, indebolendo al tempo stesso gli obiettivi climatici e ampliando le disuguaglianze tra i territori europei.

Obiettivi ambiziosi…e troppo vaghi.

La Commissione europea ha fissato un obiettivo generale del 35 per cento di spesa per clima e ambiente su tutti i programmi del nuovo bilancio. Una soglia ancora più alta , il 43 per cento , è prevista per i Piani di Partenariato Nazionale e Regionale, il principale strumento di sostegno alle comunità locali nella transizione ecologica.

Numeri ambiziosi sulla carta, ma secondo i rappresentanti regionali europei difficili da tradurre in pratica. Il problema, denunciato con forza nel parere adottato, è l’ambiguità delle definizioni e la mancanza di una chiara divisione di responsabilità tra i diversi livelli di governo. Una vaghezza che, avvertono, apre la porta al greenwashing: spese di dubbia natura ambientale classificate come “green” per raggiungere le soglie prefissate.

Senza LIFE, la biodiversità rischia di sparire dall’agenda.

Un punto particolarmente critico riguarda il programma LIFE, da decenni il principale strumento europeo dedicato specificamente ad ambiente e clima, direttamente accessibile agli enti locali. Nella nuova proposta, LIFE viene di fatto assorbito in una struttura più ampia e generica, senza fondi riservati né linee di finanziamento riconoscibili.

Per il Comitato delle Regioni si tratta di un errore grave. Senza un programma dedicato, rischiano di scivolare in secondo piano proprio le azioni più urgenti: biodiversità, soluzioni basate sulla natura, resilienza idrica, adattamento ai cambiamenti climatici, prevenzione delle catastrofi. Tutte materie in cui le città e le regioni sono in prima linea.

Il presidente della commissione ENVI del Parlamento Europeo, l’italiano Pierfrancesco Maran, ha condiviso questa preoccupazione: “Il programma LIFE, ha sottolineato, deve continuare a beneficiare di finanziamenti dedicati, stabili e prevedibili. Non può essere dissolto in un contenitore generico”.

I soldi diretti agli enti locali rafforzano la democrazia.

Trzaskowski non ha poi usato mezzi termini nel difendere il ruolo dei governi locali: “I finanziamenti diretti stimolano l’innovazione, favoriscono progetti pilota di qualità e rafforzano la democrazia, perché le risorse arrivano direttamente alle autorità locali e regionali, più vicine ai cittadini e spesso più resilienti al populismo”.

Ancora più netto il presidente della commissione ENVE, Kostas Bakoyannis, membro del Consiglio comunale di Atene: “Sicurezza, competitività e ambizione climatica non possono più essere trattate separatamente. Ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati è semplicemente una questione di sicurezza economica. E questa transizione si realizza a livello locale. Le città e le regioni non possono restare semplici spettatori: siamo chi attua, chi investe, chi risponde per primo alle emergenze”.

La crisi energetica come banco di prova.

Il dibattito si è svolto in un momento particolarmente delicato, con l’Europa alle prese con una nuova crisi energetica legata al conflitto in Medio Oriente. I rappresentanti delle varie forze politiche hanno concordato sulla necessità di misure immediate a sostegno di cittadini e imprese, ma anche di politiche di lungo periodo per ridurre la dipendenza dai fossili attraverso rinnovabili, nucleare, efficienza energetica ed elettrificazione.

Il 5 maggio il Bureau del Comitato adotterà una dichiarazione sulla situazione geopolitica e sulle misure di emergenza presentate dalla Commissione europea lo stesso 22 aprile. I pareri definitivi saranno votati in sessione plenaria a luglio.

Il messaggio che arriva dalle capitali regionali d’Europa è chiaro: senza un coinvolgimento reale dei territori, senza fondi certi e senza strumenti dedicati, il Green Deal rischia di restare uno slogan.

foto Fred Marvaux Copyright© European Union 2021 – Source : EP