14 Marzo 2026
Europa

Bilancio UE e parità di genere: la Commissione propone un nuovo quadro di monitoraggio per il 2028–2034

La Commissione europea ha presentato una nuova proposta di regolamento per il Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028–2034, introducendo un sistema più strutturato per monitorare la parità di genere nei programmi di bilancio dell’Unione europea.

Il piano – ricorda un recente studio di Alexandra Pouwels – mira a rafforzare l’applicazione dei cosiddetti “principi orizzontali” nel bilancio UE, tra cui il principio di uguaglianza di genere, attraverso una metodologia di gender budgeting, ossia un sistema che misura e analizza come i fondi pubblici contribuiscano alla riduzione delle disuguaglianze tra uomini e donne.

Dal tracciamento alla performance: cosa cambia.

La metodologia proposta dalla Commissione rappresenta una continuità rispetto al sistema in uso nel QFP 2021–2027, ma con alcune modifiche.

La principale novità è la rimozione del punteggio 0*, precedentemente utilizzato per le misure con impatto di genere non chiaro. Rimane invece il sistema a tre punteggi già in vigore**:

Nel nuovo quadro, Bruxelles ha inoltre stilato un elenco specifico di programmi con la parità di genere come obiettivo principale, per garantire maggiore trasparenza nel monitoraggio.

Gender budgeting: dal 2021 al 2027, una sperimentazione in crescita.

Il gender budgeting è stato introdotto nel bilancio europeo 2021–2027 sulla base di un accordo interistituzionale tra Parlamento, Consiglio e Commissione. L’obiettivo era sperimentare un sistema pilota di monitoraggio delle spese legate alla parità di genere.

In questa fase iniziale, la metodologia si è limitata a tracciare le spese senza integrare in modo pieno il principio di genere in tutte le fasi del ciclo di bilancio (progettazione, attuazione, valutazione). Tuttavia, ha permesso di raccogliere dati preziosi e di evidenziare lacune e potenzialità, gettando le basi per un approccio più strutturato nel nuovo periodo finanziario.

Il nuovo QFP 2028–2034: verso un’integrazione più sistematica.

La proposta per il prossimo QFP prevede una regolamentazione unica per tutte le attività e i programmi dell’Unione, con l’obiettivo di garantire una applicazione uniforme dei principi “do no significant harm” e di uguaglianza di genere.

L’articolo 7 del nuovo regolamento stabilisce che tutti i programmi e le attività dell’UE dovranno prestare particolare attenzione all’equilibrio di genere nei comitati di valutazione e nei gruppi di esperti. Tuttavia, la formulazione “nei limiti del possibile” lascia ampio margine di discrezionalità agli Stati membri.

L’articolo 13 introduce invece l’obbligo, per Stati membri e paesi terzi, di presentare una valutazione d’impatto di genere per ciascuna attività pianificata. In assenza di tale documento, l’intervento sarà automaticamente classificato con punteggio 0, ovvero come non avente alcun contributo alla parità di genere.

Le criticità: obiettivi vaghi e mancanza di indicatori.

Nonostante i progressi, il documento evidenzia una serie di sfide strutturali che rischiano di indebolire l’efficacia del nuovo approccio. Mancano, infatti, un approccio strategico chiaro sulla parità di genere nel bilancio UE, obiettivi vincolanti, linee guida comuni per la valutazione dell’impatto di genere nei vari Paesi Ue e indicatori di performance.

Una sfida di governance: dall’intenzione alla misurazione reale.

Secondo gli analisti del Budgetary Support Unit del Parlamento europeo, il nuovo quadro rimane più un sistema di tracciamento ex post che un vero strumento di valutazione delle politiche di genere.

Il rischio, spiegano, è che il punteggio assegnato non rifletta il reale impatto delle misure, e che azioni formalmente neutre abbiano effetti più significativi di quelle con punteggio 2. Senza un monitoraggio di lungo periodo, sarà difficile capire se gli interventi producano effettivamente progressi.

Gli esperti suggeriscono quindi di introdurre obiettivi misurabili e dichiarazioni di genere nei bilanci nazionali.

L’uguaglianza di genere come principio economico europeo.

La Commissione ribadisce che la parità di genere rimane un principio orizzontale dell’azione europea, sancito dall’articolo 8 del Trattato sul funzionamento dell’UE. Tuttavia, per trasformare il gender budgeting in una leva di cambiamento reale, serviranno regole più stringenti, indicatori chiari e un impegno politico costante.

L’obiettivo per il 2028–2034 è chiaro: fare della parità di genere non solo un valore sociale, ma anche una priorità economica e di governance dell’Unione europea.

**2 = obiettivo principale è la parità di genere (es. lotta alla violenza di genere, sostegno all’occupazione femminile); 1 = la parità di genere è un obiettivo rilevante ma non prioritario; 0 = nessun impatto significativo sull’uguaglianza di genere.