Bilancio UE, dubbi sulla proporzione dei contributi degli Stati membri.
Il nuovo progetto di bilancio pluriennale dell’Unione europea, presentato dalla Commissione per il periodo 2028-2034, accende il dibattito tra Paesi contributori netti e istituzioni comunitarie. In particolare, alcuni eurodeputati del gruppo dei Patrioti per l’Europa, hanno sollevato dubbi sulla proporzione dei contributi, accusando Bruxelles di imporre “un onere eccessivo ad alcuni Stati, mentre altri beneficiari netti verserebbero risorse minime”.
Nel provvedimento, in particolare, è stato denunciato il rischio che l’introduzione di nuove risorse proprie equivalga di fatto a un potere di imposizione fiscale a livello UE, in contrasto con la sovranità fiscale nazionale. Un altro aspetto critico evidenziato dai “patrioti” riguarda l’efficienza di molti programmi comunitari, giudicati burocratici e privi di controlli efficaci. Una realtà di fatto, considerando le tante call miliardarie promosse dall’Ue e, soprattutto, lo scarso (per non dire assente) monitoraggio circa l’impatto e la gestione delle risorse erogate ai beneficiari dei fondi Ue.
Nella risposta ufficiale, la Commissione von der Leyen, ribadendo che le contribuzioni basate sul reddito nazionale lordo (RNL) restano la principale fonte di entrate per il bilancio comunitario, ha difeso la proposta di bilancio presentata lo scorso luglio 2025. Nella narrazione dell’Esecutivo di “Ursula e soci”, infatti, il bilancio Ue non solo è visionario ma contiene un “pacchetto di nuove risorse proprie” per diversificare i flussi finanziari.
“Il bilancio dell’UE non è un mero esercizio contabile su chi paga e chi riceve – sottolinea l’esecutivo europeo – ma uno strumento di investimento collettivo capace di affrontare sfide transfrontaliere e generare valore aggiunto in settori come competitività, resilienza climatica, sicurezza e coesione”. Peccato, però, che i fondi vengano poi gestiti, in gran parte, a livello centrale, rendendo il processo europeo sempre più rigido e inconsistente.
Il progetto per il nuovo quadro finanziario 2028-2034, spiega infine la Commissione, riduce il numero dei programmi, armonizza le regole e punta su performance e sinergie, con l’obiettivo di semplificare procedure e abbattere i costi amministrativi. “Risorse più mirate e progetti ad alto impatto – conclude Bruxelles – per garantire il massimo ritorno su ogni euro speso”.
Dichiarazioni risibili alla luce delle tante “cretinate” finanziate dalla Commissione di Ursula negli ultimi anni.
foto https://www.president.gov.ua/
