15 Settembre 2026
Europa

Bilancio Ue 2028-2034, la Corte dei conti boccia il nuovo sistema di monitoraggio: “Rischi per trasparenza e risultati”.

La Corte dei conti europea lancia un monito sul nuovo quadro di monitoraggio e rendicontazione della spesa previsto per il bilancio Ue 2028-2034. Nel parere 10/2026, pubblicato su richiesta di Parlamento e Consiglio, l’istituzione evidenzia diverse criticità nella proposta della Commissione che introduce un regolamento unico per il tracciamento della spesa e la misurazione delle performance dei programmi europei.

Il nuovo sistema, che punta a semplificare e armonizzare le regole per oltre 50 programmi riducendo il numero degli indicatori da più di 5.000 a circa 900, dovrebbe confluire in un unico quadro di riferimento per la rendicontazione delle politiche Ue. Tuttavia, secondo la Corte, il rischio è che la riforma finisca per misurare soprattutto l’avanzamento procedurale della spesa, più che il reale conseguimento degli obiettivi strategici dell’Unione.

Uno dei punti più critici riguarda l’assenza di indicatori di impatto (gli stessi che vengono richiesti e valutati pesantemente dalle agenzie Ue nelle inaccessibili call). La proposta si concentra infatti su indicatori di output e risultato, ma non prevede strumenti adeguati per valutare gli effetti di lungo periodo delle politiche finanziate. Per la Corte, questa lacuna potrebbe rendere più difficile valutare ex post l’efficacia della spesa e il reale valore aggiunto europeo.

Non solo. Circa un quarto dei settori di intervento individuati non dispone di indicatori di risultato, e in diversi casi gli indicatori proposti risultano vaghi o focalizzati su passaggi amministrativi — come l’adozione di atti o l’avvio di strutture — più che su risultati concreti per cittadini e territori.

Dubbi anche sul collegamento tra fondi e risultati. Il nuovo modello, ispirato in parte al meccanismo del Recovery and Resilience Facility, prevede pagamenti legati al raggiungimento di traguardi e obiettivi predefiniti. Ma, secondo la Corte, senza metodologie chiare per fissare target e basi di riferimento, c’è il rischio di livelli di ambizione disomogenei tra Stati membri e di difficoltà nel garantire parità di trattamento.

Un ulteriore elemento di criticità riguarda il controllo e l’affidabilità dei dati. La proposta non definisce in modo sufficientemente chiaro un quadro di responsabilità e verifica per assicurare la qualità delle informazioni trasmesse, né specifica in dettaglio le modalità di aggiornamento e gestione del futuro portale unico (“Single Gateway”) che dovrebbe concentrare le informazioni su spesa e beneficiari.

Sul fronte delle priorità orizzontali — come clima, ambiente e parità di genere — la Corte riconosce passi avanti verso una maggiore uniformità nel tracciamento, ma segnala il rischio di sovrastime nei coefficienti utilizzati per calcolare il contributo delle spese agli obiettivi ambientali. Inoltre, la nuova soglia del 35% per clima e ambiente non è direttamente comparabile con gli obiettivi del quadro finanziario precedente.

In conclusione, pur riconoscendo l’intento di semplificazione e armonizzazione, la Corte dei conti invita Parlamento e Consiglio a rafforzare le garanzie su trasparenza, comparabilità dei dati e solidità metodologica. Senza correttivi, avverte l’istituzione, il nuovo sistema potrebbe migliorare la forma della rendicontazione, ma non assicurare un effettivo salto di qualità nella misurazione dei risultati della spesa europea.

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