7 Ottobre 2026
Europa

Big Tech e tassazione digitale: Bruxelles non arretra.

Dopo l’interrogazione scritta presentata da un folto gruppo di eurodeputati (principalmente del gruppo S&D, ma anche di Verdi, Renew e della Sinistra), la Commissione europea ha risposto ufficialmente alle crescenti pressioni per l’introduzione di una tassa digitale europea autonoma, in risposta allo strappo unilaterale degli Stati Uniti sui dazi.

In una dichiarazione firmata da Wopke Hoekstra, commissario europeo per il Clima, la Commissione conferma di seguire con attenzione l’ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump, che ha congelato i negoziati OCSE sul cosiddetto Pillar One – il meccanismo per riequilibrare il diritto di tassazione dei profitti delle multinazionali digitali.

“Le discussioni guidate dall’OCSE sul primo pilastro sono temporaneamente sospese – si legge nella risposta ufficiale – ma gli Stati Uniti hanno comunicato l’intenzione di riprenderle una volta raggiunta una soluzione sul secondo pilastro, su cui sono stati compiuti buoni progressi”.

Nonostante il nuovo scenario segnato da unilateralismi e dazi sempre più aggressivi da parte di Washington, Bruxelles non rinuncia alla soluzione multilaterale, che resta “l’opzione preferita” dalla Commissione. Lo conferma la linea espressa durante la 17ª riunione plenaria del quadro inclusivo OCSE/G20 sul BEPS (Base Erosion and Profit Shifting) e ribadita da Hoekstra nella sua audizione di conferma.

“È preferibile una soluzione globale per conseguire una tassazione equa dell’economia digitale,” ha dichiarato il commissario, sottolineando però che la Commissione è pronta a coordinarsi con gli Stati membri per valutare opzioni alternative, qualora l’intesa internazionale dovesse fallire definitivamente.

Sul fronte commerciale, la Commissione prende atto anche dell’impatto potenziale dei nuovi dazi imposti unilateralmente dagli Stati Uniti che, secondo alcuni osservatori, potrebbe rappresentare una ritorsione indiretta contro le imprese europee più competitive nel digitale e nella green economy.

Infine, Hoekstra conferma che nell’ambito del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione, sono in corso discussioni sulle nuove tasse dell’UE, tra cui potrebbe rientrare anche un’imposta sui servizi digitali. Le deliberazioni “si svolgeranno a tempo debito”, ma il riferimento rafforza la possibilità che – in assenza di un’intesa globale – l’Europa torni a muoversi in autonomia, come già ipotizzato nella roadmap fiscale del 2020.

Il messaggio è chiaro: se gli Stati Uniti si sfilano dal multilateralismo, l’Europa è pronta a far valere la propria sovranità economica e fiscale.

foto stevepb/Pixabay.com