Big Tech e intelligenza artificiale, allarme UE: a rischio l’indipendenza dei media europei.
Il peso crescente delle Big Tech e l’utilizzo sempre più pervasivo dell’intelligenza artificiale rischiano di compromettere la sostenibilità economica e l’indipendenza dei media europei. È questo il tema al centro di un’interrogazione scritta presentata il 12 novembre 2025 alla Commissione europea da un gruppo trasversale di eurodeputati appartenenti al PPE, a Renew Europe e ai Verdi/ALE.
Nel testo, i parlamentari sottolineano come la stampa e i media indipendenti rappresentino uno dei pilastri della democrazia europea e della resilienza dello spazio informativo, ma denunciano al tempo stesso l’erosione dei loro modelli di ricavo a causa della posizione dominante delle grandi piattaforme online nei mercati della distribuzione delle notizie e della pubblicità. Una sproporzione di potere che, secondo gli eurodeputati, determina una distribuzione distorta del valore lungo l’intera filiera dell’informazione (senza contare i discriminatori finanziamenti europei alla stampa che, di fatto, sostengono la diffusione della disinformazione istituzionale delle principali istituzioni Ue, a partire dalla Commissione).
La diffusione degli strumenti di intelligenza artificiale avrebbe ulteriormente aggravato la situazione. I sistemi di AI, infatti, utilizzano liberamente contenuti giornalistici verificati e di alta qualità per l’addestramento dei propri modelli, senza però reindirizzare in modo significativo gli utenti verso le fonti originarie, come avviene invece con i motori di ricerca. Il risultato è un ulteriore calo dei ricavi per gli editori.
Gli autori dell’interrogazione ricordano come l’Unione europea abbia tentato di riequilibrare il mercato attraverso una serie di strumenti normativi, dalla direttiva sul diritto d’autore al Digital Services Act, dal Digital Markets Act fino all’European Media Freedom Act. Tuttavia, a loro giudizio, tali misure non sono finora riuscite a colmare il divario crescente tra Big Tech e media indipendenti europei, arrivato a un livello critico tale da mettere a rischio principi democratici fondamentali.
Da qui la richiesta diretta alla Commissione sulle misure per gli incentivi e gli investimenti pubblicitari, oggi in larga parte concentrati su piattaforme extraeuropee, verso media editoriali europei affidabili e di qualità.
Nella risposta del 15 gennaio 2026, l’esecutivo comunitario, per voce della vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen, ha ricordato le iniziative già avviate o in fase di definizione a sostegno del settore. Tra queste figura l’European Media Freedom Act, che introduce tutele senza precedenti per la libertà, l’indipendenza e il pluralismo dei media nel mercato interno dell’UE. La Commissione ha inoltre presentato la proposta “AgoraEU”, che punta ad aumentare in modo significativo i finanziamenti al comparto mediatico nel prossimo bilancio europeo, e ha annunciato il lancio di un nuovo Media Resilience Programme a sostegno del giornalismo indipendente. Un programma, visti gli odierni Creative Europe e call sulla promozione delle politiche di coesione o sulle “infallibili” politiche della Commissione di Ursula, non mancherà di riproporre con altri nomi la stessa discriminazione e bias verso le voci critiche e indipendenti.
Bruxelles ha poi chiarito che, nell’ambito della revisione della direttiva sui servizi di media audiovisivi, verranno valutate misure per rafforzare la visibilità dei media di interesse generale e modernizzare le regole sulla pubblicità, con l’obiettivo di migliorare la sostenibilità economica del settore. È stata inoltre avviata una revisione della direttiva sul diritto d’autore del 2019 per valutarne l’impatto sui diversi attori coinvolti, inclusi gli editori.
Sul fronte dell’intelligenza artificiale, la Commissione afferma di monitorare attentamente sia le opportunità sia i rischi per i media, tra cui la perdita di traffico di riferimento, il calo dei ricavi e le ricadute sulla tenuta economica del settore. In questo contesto rientrano anche le attività di enforcement del Digital Markets Act e le indagini in corso su Google, sia in relazione alle pratiche di “site reputation abuse” nel motore di ricerca, sia sull’utilizzo dei contenuti degli editori nei prodotti di AI come “AI Overviews” e “AI Mode”, avviata ufficialmente il 9 dicembre 2025.
Foto di otrags da Pixabay,com
