Bevande energetiche e minori, l’Europa si interroga: tra allarmi sanitari, divieti nazionali e vuoto normativo Ue.
Le bevande energetiche, pubblicizzate come prodotti in grado di aumentare prestazione, concentrazione e resistenza fisica, contengono alte dosi di caffeina, zuccheri e altri stimolanti come taurina e guaranà. Negli ultimi anni il loro consumo tra adolescenti è cresciuto in modo significativo, sollevando serie preoccupazioni di sanità pubblica: dagli effetti cardiovascolari acuti (aumento di pressione, frequenza cardiaca e rigidità delle arterie) ai disturbi del sonno, fino a problemi gastrointestinali.
Il paradosso è che, pur in un mercato globale in forte espansione, le energy drink rappresentano ancora una quota ridotta del settore delle bevande analcoliche nell’Unione europea. Eppure, i dati dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) indicano chiaramente che sono proprio gli adolescenti i maggiori consumatori, con una parte di loro classificata come “forti consumatori cronici”, arrivando in media a diversi litri al mese. Perfino i bambini tra i 3 e i 10 anni risultano esposti: circa il 18% consuma energy drink, che in alcuni casi coprono oltre il 40% dell’apporto totale di caffeina.
Sul piano normativo, a livello Ue non esiste una legislazione specifica sulle bevande energetiche. Il quadro di riferimento – ricorda un lavoro di indagine di Ivana Katsarova realizzato per il Parlamento europeo – resta il regolamento sull’informazione ai consumatori (Regolamento 1169/2011), che impone l’obbligo di riportare in etichetta l’avvertenza “Tenore elevato di caffeina. Non raccomandato per bambini o donne in gravidanza o in allattamento” per tutte le bevande che superano determinate soglie. Sfuggono però al controllo dettagliato altri aspetti, come eventuali discrepanze tra caffeina dichiarata e quella effettivamente contenuta nei prodotti.
Per colmare almeno in parte il vuoto regolatorio, il settore si è dato proprie regole volontarie. Le associazioni di categoria europee (come UNESDA ed Energy Drinks Europe) si impegnano, tra l’altro, a non rivolgere il marketing ai minori di 13 anni, a non fare promozione in prossimità delle scuole, a scoraggiare l’abbinamento con alcolici e a inserire indicazioni aggiuntive in etichetta (“consumare con moderazione”). Si tratta però di codici di autodisciplina, privi della forza cogente di una norma.
Nel 2015 l’EFSA ha pubblicato un parere scientifico di riferimento sulla sicurezza della caffeina. L’Autorità considera generalmente sicuro, per un adulto sano, un consumo fino a 400 mg di caffeina al giorno (e 200 mg in singola assunzione), mentre per bambini e adolescenti fissa un livello di sicurezza di 3 mg per chilo di peso corporeo. Lo stesso parere sottolinea però alcuni limiti: non sono stati valutati i soggetti con patologie, né gli effetti dell’associazione con alcol oltre determinate soglie, e permangono lacune riguardo alla sicurezza nei più piccoli.
Il quadro si complica ulteriormente guardando alle norme nazionali, molto differenziate. Alcuni Stati membri hanno scelto la linea dura: Lituania e Lettonia sono state le prime a vietare la vendita di energy drink ai minori; nel 2024 le hanno seguite Polonia e Romania, che hanno esteso il divieto anche a scuole, strutture sanitarie e distributori automatici, vietando perfino la distribuzione gratuita. Nel 2025 sono intervenute Ungheria e Bulgaria con divieti per gli under 18. In Spagna, la Galizia ha introdotto un divieto regionale di vendita e consumo per i minori, con regole rigide su pubblicità e collocazione nei punti vendita, mentre altre comunità autonome stanno valutando misure simili. Altri Paesi, come la Svezia, si affidano a accordi volontari con la grande distribuzione, che limita la vendita ai più giovani.
Fuori dall’Unione il mosaico è altrettanto variegato: Norvegia e Regno Unito stanno introducendo divieti di vendita ai minori di 16 anni; diversi Paesi dell’Europa orientale e dell’Asia centrale vietano la vendita ai minori e in luoghi sensibili; Australia e Nuova Zelanda fissano limiti massimi di caffeina per legge; Canada e Arabia Saudita combinano limiti di contenuto, tasse specifiche e divieti di promozione in contesti frequentati da minori. Non mancano neppure tasse sanitarie: l’Ungheria applica da anni un’imposta sui prodotti ad alto contenuto di zuccheri e stimolanti; la Slovacchia ha introdotto dal 2025 una tassa specifica sulle bevande zuccherate con aliquota più alta per quelle ad alto contenuto di caffeina.
Sul fronte politico europeo, il tema è tutt’altro che secondario. Il 3 dicembre 2025 la Commissione Ambiente, Clima e Sicurezza alimentare del Parlamento europeo organizza un’audizione pubblica sui rischi legati al consumo di energy drink tra i minori, alla presenza di esperti scientifici e rappresentanti della società civile. Già nel 2016 l’Eurocamera aveva bocciato la proposta della Commissione di autorizzare claim come “migliora la concentrazione” o “aumenta l’attenzione” sulle lattine, proprio per evitare un’ulteriore spinta al consumo da parte degli adolescenti.
Nel 2025, due petizioni – una spagnola e una ungherese – hanno chiesto alla Commissione di rivedere gli effetti della caffeina sulla salute dei giovani e di valutare un divieto di vendita delle bevande energetiche ai minori. Bruxelles, però, continua a ritenere sufficiente il parere EFSA del 2015 e ricorda che gli Stati membri, se lo ritengono necessario e se supportati da evidenze scientifiche, possono già introdurre regole nazionali più restrittive su vendita e pubblicità.
Ne risulta un’Europa a più velocità: da un lato Paesi che vietano, tassano o regolano in modo stringente l’accesso dei minori alle energy drink; dall’altro Stati che si affidano alla responsabilità di famiglie, scuole, industria e grande distribuzione. Sullo sfondo, un mercato in crescita e una popolazione adolescente particolarmente esposta, mentre la discussione su un’eventuale iniziativa legislativa Ue resta, per ora, aperta ma senza passi concreti all’orizzonte.
