Berlino minimizza, ma l’allarme è reale: il ritiro americano scuote la NATO
Da Atene, dove si trovava per una visita diplomatica, il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha cercato di smorzare la preoccupazione sui mercati e tra gli alleati dopo l’annuncio del Pentagono di ritirare 5.000 soldati dalla Germania. Wadephul ha dichiarato di non avere “alcun dubbio” sul fatto che si verificherà una riduzione delle capacità convenzionali di deterrenza della NATO, sostenendo che la differenza sarà colmata in un modo o nell’altro.
Ha poi aggiunto che la prevista installazione di missili americani a lungo raggio in Germania era fin dall’inizio concepita come una misura temporanea, in attesa che l’Europa sviluppasse capacità analoghe. Il ministro ha tuttavia riconosciuto la necessità di sviluppare e dispiegare più rapidamente le proprie capacità nazionali, definendola una strada obbligata.
Ma le parole del diplomatico tedesco faticano a nascondere la portata reale della crisi. Il ritiro dei 5.000 soldati , circa un settimo dei 36.000 statunitensi presenti in Germania , non è stato comunicato preventivamente ai comandi NATO, il che ha provocato irritazione all’interno dell’alleanza. Trump ha poi alzato la posta annunciando che la riduzione andrà molto oltre i 5.000 uomini inizialmente dichiarati.
La mossa ha persino provocato una rara critica bipartisan all’interno del Congresso americano: i presidenti repubblicani delle commissioni Forze Armate di Senato e Camera, Roger Wicker e Mike Rogers, hanno messo in guardia avvertendo che ridurre le truppe in Germania rischia di inviare il segnale sbagliato a Vladimir Putin, e che la spesa europea in difesa non si trasforma ancora in capacità operative sufficienti a colmare il vuoto. Al contempo, il Pentagono ha comunicato agli alleati europei di aspettarsi ritardi nelle forniture di armi, mentre gli Stati Uniti si occupano di ricostituire le proprie scorte di munizioni consumate durante la guerra contro l’Iran. Tra le dotazioni più critiche mancano i missili per i sistemi HIMARS e i Patriot di difesa aerea.
foto Nato.int
