Beni russi congelati, l’Ue incassa altri 1,4 miliardi da destinare all’Ucraina
L’Unione europea ha ricevuto 1,4 miliardi di euro provenienti dagli interessi maturati sulle disponibilità liquide generate dalle attività della Banca centrale russa (Cbr) immobilizzate presso i depositari centrali di titoli (Csd) europei. Dall’avvio dell’immobilizzazione, i beni russi bloccati hanno complessivamente generato 8 miliardi di euro di utili straordinari.
Commentando l’operazione, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha affermato che la Russia deve farsi carico dei “danni provocati dalla guerra, e che l’Unione sta utilizzando proprio i proventi dei beni russi congelati per garantirlo, mettendo a disposizione di Kiev altri 1,4 miliardi di euro a sostegno della resistenza ucraina contro l’invasione russa”.
Come vengono utilizzati i fondi?
I capitali derivano dalle attività della Banca centrale russa bloccate nell’ambito delle sanzioni europee adottate in risposta alla guerra di aggressione contro l’Ucraina. Se i beni restano formalmente congelati e non passano di proprietà, gli interessi generati sui relativi saldi di cassa non sono considerati patrimonio russo: su proposta della Commissione e dell’Alto rappresentante, il Consiglio ha stabilito che tali utili netti vengano destinati al sostegno di Kiev, nell’ambito dell’impegno dell’Ue a favore dell’Ucraina “per tutto il tempo necessario”.
Il 95% dei proventi sarà veicolato attraverso il Meccanismo di cooperazione per i prestiti all’Ucraina (Ulcm), che fornisce sostegno a fondo perduto per aiutare Kiev a rimborsare sia il prestito di assistenza macrofinanziaria erogato dall’Ue nel 2025, sia i prestiti concessi dai partner bilaterali del G7 nell’ambito dell’iniziativa “Extraordinary Revenue Acceleration” (Era), il cui sostegno complessivo ammonta a 45 miliardi di euro. Il restante 5% sarà invece indirizzato allo Strumento europeo per la pace (Epf), che finanzia le esigenze militari e di difesa più urgenti dell’Ucraina.
Il contesto delle sanzioni.
Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, l’Unione europea e i suoi Stati membri hanno adottato una serie di pacchetti di sanzioni nei confronti di Mosca, che hanno incluso il blocco delle attività della Banca centrale russa detenute nell’Ue. Il divieto di movimentare questi asset e le riserve degli enti collegati ha portato all’accumulo, nei bilanci dei depositari centrali di titoli, di liquidità e depositi derivanti da strumenti finanziari giunti a scadenza, generando così entrate straordinarie.
Su proposta della Commissione e dell’Alto rappresentante, nel febbraio 2024 il Consiglio aveva stabilito che i depositari centrali con oltre un milione di euro in attività russe immobilizzate dovessero accantonare i saldi di cassa straordinari derivanti dalle sanzioni, senza poter disporre dei relativi proventi netti. Il 21 maggio 2024 il Consiglio aveva poi adottato gli atti giuridici che consentono di destinare tali utili a beneficio dell’Ucraina. Più di recente, nel dicembre 2025, l’Unione ha deciso di vietare in modo più stabile il trasferimento delle attività della Banca centrale russa verso la Russia, sulla base del regolamento (Ue) 2025/2600, adottato facendo leva sull’articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’Ue.
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