Europa

Beni russi congelati, l’Ue in stallo: vertice europeo decisivo sul futuro della pace.

L’Unione europea (peraltro con tutti i quotidiani problemi nei 27 Paesi Ue) resta impantanata nel confronto sulla possibile confisca dei beni russi congelati, mentre alla vigilia del Consiglio europeo emergono divisioni sempre più profonde tra gli Stati membri. I colloqui preliminari tra gli ambasciatori dei Ventisette non solo non hanno prodotto un’intesa, ma avrebbero addirittura allontanato la possibilità di un accordo.

A meno di poche ore dall’arrivo dei leader europei a Bruxelles per un vertice considerato cruciale sul finanziamento dello sforzo bellico ucraino, il clima negoziale appare in regressione. “Stiamo andando indietro”, avrebbe ammesso l’ambasciatore belga presso l’Ue, Peter Moors, nel corso di una riunione a porte chiuse del Comitato dei rappresentanti permanenti, durante la quale le posizioni si sarebbero ulteriormente irrigidite.

Al centro dello stallo c’è la posizione del Belgio, che ospita presso il deposito Euroclear circa 185 miliardi di euro di asset russi congelati. Bruxelles chiede “solide garanzie finanziarie e giuridiche” da parte degli altri Paesi membri, sostenendo che i rischi derivanti da un’eventuale espropriazione non possano ricadere su un singolo Stato. Il Belgio, infatti, ha giudicato le garanzie ipotizzate dalla Commissione europea come insufficienti, ritenendo che i potenziali danni potrebbero essere ben superiori.

Le richieste belghe, tuttavia, incontrano la resistenza di diversi governi europei, contrari a offrire coperture illimitate. Allo stesso modo, non ha raccolto consenso la proposta di Bruxelles di porre fine a tutti gli accordi bilaterali di investimento con la Russia in caso di confisca degli asset. Alcuni Paesi temono ritorsioni dirette da parte di Mosca, alimentando ulteriormente le divisioni interne all’Unione.

In questo contesto di crescente incertezza, il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha dichiarato che la questione dei beni russi sarebbe stata “rimossa dall’agenda” del Consiglio europeo in programma tra il 18 e il 19 dicembre, anche se le istituzioni europee non hanno ancora fornito una conferma ufficiale.

Il vertice di oggi assume dunque un significato che va oltre il profilo tecnico-finanziario: dalle decisioni – o dalle mancate decisioni – dei leader europei dipenderà anche la direzione politica dell’Unione, e in particolare se una soluzione negoziata del conflitto con la Russia verrà ulteriormente rinviata. La scelta di insistere sulla linea dell’escalation finanziaria e giuridica, o al contrario di congelare il dossier, rischia infatti di incidere direttamente sulle prospettive di dialogo e sulla tempistica di un possibile percorso di pace.

Da Mosca, intanto, arrivano avvertimenti netti. L’ambasciatore russo in Belgio, Denis Gonchar, ha definito qualsiasi forma di espropriazione dei beni russi come un “furto”, assicurando che una risposta da parte della Russia sarebbe immediata e costringerebbe l’Occidente a “fare i conti con le proprie perdite”. Uno scenario che rende il Consiglio europeo di queste ore un passaggio chiave non solo per il sostegno all’Ucraina, ma per il futuro stesso delle relazioni tra Ue e Russia.

foto copyright Unione Europea