Bambini a tavola, CNR: “Mangiare da soli aiuta a parlare prima”.
L’autonomia a tavola non è solo una conquista pratica, ma può avere effetti importanti sullo sviluppo del linguaggio. Uno studio pubblicato sulla rivista Child Development mostra infatti che i bambini che mangiano più spesso senza l’aiuto di un adulto sono in grado, già a un anno di età, di sviluppare competenze comunicative più avanzate. La ricerca è frutto della collaborazione tra Università di Roma Tor Vergata, Sapienza Università di Roma e Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr, ed è stata condotta su quasi 200 tra bambini e bambine.
Imparare a nutrirsi in modo autonomo rappresenta una tappa evolutiva fondamentale, che di solito viene raggiunta entro i due anni e mezzo di vita. I primi segnali compaiono quando il bambino manifesta curiosità verso il cibo e tenta di mangiare da solo, con le mani o con le posate. Secondo le evidenze più recenti, la partecipazione ai pasti familiari fin dall’inizio dello svezzamento, seguendo il modello dell’alimentazione complementare a richiesta, può incidere anche su un ambito solo apparentemente distante come quello della comunicazione.
“Il momento del pasto non serve soltanto a nutrirsi, ma attiva molteplici processi evolutivi che coinvolgono sviluppo motorio, cognitivo e socio-emotivo”, spiega Giulia Pecora dell’Università di Roma Tor Vergata. “Condividendo il pasto con la famiglia, il bambino osserva i comportamenti degli altri, li imita e assume un ruolo attivo nelle interazioni sociali”.
Dall’indagine, che ha coinvolto anche le madri dei piccoli, è emerso che i bambini di un anno abituati a mangiare da soli producono un numero significativamente maggiore di vocalizzazioni e gesti durante il pasto. “L’aspetto più interessante – prosegue Pecora – è che questa relazione si mantiene nel tempo: chi a un anno è più autonomo ha circa il doppio delle probabilità di produrre frasi a 24 mesi”.
Il legame tra abilità motorie e linguaggio trova conferma anche nelle spiegazioni degli esperti. “Le ricerche più recenti mostrano che sviluppo motorio e acquisizione del linguaggio si influenzano reciprocamente nei primi due anni di vita”, sottolinea Francesca Bellagamba della Sapienza. “Manipolare il cibo e affinare i movimenti fini delle mani favorisce anche la comunicazione gestuale, fondamentale a questa età, e processi cognitivi come attenzione condivisa, imitazione e riconoscimento degli oggetti”.
Per Elsa Addessi del Cnr, i risultati offrono indicazioni utili per genitori e professionisti: “Incoraggiare l’alimentazione autonoma nelle prime fasi di vita può stimolare in modo dinamico sia le competenze motorie sia quelle comunicative. Pediatri e operatori sanitari possono integrare queste evidenze nelle proprie pratiche quotidiane”.
Un gesto semplice come lasciare che un bambino impugni il cucchiaino da solo potrebbe dunque trasformarsi in un prezioso alleato per le sue prime parole.
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