Aziende europee negli insediamenti israeliani: il Parlamento UE chiede sanzioni, la Commissione frena
A settembre 2025 le Nazioni Unite hanno aggiornato il proprio database delle aziende che operano negli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati, inclusa Gerusalemme Est. Delle 158 società presenti nell’elenco, dieci hanno sede nell’Unione europea: ACS, Altice International, Booking.com, CAF (Construcciones y Auxiliar de Ferrocarriles), Egis, Egis Rail, Heidelberg Materials AG, Ineco, SEMI S.A. e Steconfer.
È su questa base che l’eurodeputata Emma Fourreau del gruppo The Left ha presentato un’interrogazione scritta alla Commissione europea, chiedendo conto delle misure che Bruxelles intende adottare nei confronti di queste imprese.
L’interrogazione: escluderle dagli appalti e tagliare i fondi.
Fourreau ha posto tre domande precise. In primo luogo, come intende la Commissione impedire alle aziende europee coinvolte negli insediamenti di partecipare alle gare d’appalto dell’UE. In secondo luogo, quali passi intende compiere per privarle di finanziamenti diretti o indiretti , contributi, promozioni, sovvenzioni, programmi europei. Terzo, quali sanzioni si prevede di applicare per spingerle a cessare le attività negli insediamenti e a interrompere ogni forma di complicità con le autorità di occupazione israeliane.
Il quadro giuridico di riferimento citato nell’interrogazione è solido: il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 19 luglio 2024 ha definito illegale la presenza di insediamenti, coloni e soldati israeliani nei territori palestinesi, mentre la risoluzione dell’Assemblea generale dell’ONU A/ES-10/L.31 ha fissato un limite temporale alla presenza israeliana in quei territori. Israele è inoltre accusato di violare diverse disposizioni delle Convenzioni di Ginevra.
La risposta firmata dall’Alto rappresentante e vicepresidente Kaja Kallas, a nome della Commissione, è arrivata l’8 maggio 2026 ed è improntata alla cautela. Bruxelles dichiara di essere a conoscenza della lista ONU e di richiamare tutte le aziende , europee e non , all’applicazione dei Principi guida dell’ONU su imprese e diritti umani, approvati per consenso dal Consiglio per i diritti umani. La Commissione afferma di lavorare con gli Stati membri per sensibilizzare cittadini e imprese sui rischi legati alle attività economiche negli insediamenti illegali, ma precisa esplicitamente di non adottare «al momento misure mirate» nei confronti delle società europee presenti nel database ONU.
Sul fronte degli appalti, la Commissione si limita a richiamare le linee guida sull’ammissibilità delle entità israeliane, che escludono dal finanziamento europeo le organizzazioni con sede o attività di ricerca nei territori occupati, una misura che però non si applica automaticamente alle aziende europee che vi operano.
Le misure annunciate restano bloccate in Consiglio.
Kallas ricorda infine che il 10 settembre 2025 la presidente von der Leyen aveva annunciato un pacchetto di misure per rispondere alla situazione a Gaza, inclusa una sospensione parziale dell’accordo di associazione UE-Israele su alcune questioni commerciali. Tuttavia, anche in questo caso, le proposte non hanno ancora ottenuto il sostegno della maggioranza qualificata degli Stati membri necessaria per l’approvazione in Consiglio, e rimangono dunque per ora lettera morta.
Il divario tra le richieste del Parlamento europeo e la risposta della Commissione appare quindi ancora ampio, con Bruxelles che preferisce la strada della moral suasion a quella delle misure vincolanti.
foto Fred Marvaux Copyright: © European Union 2026 – Source : EP
