Autorità Palestinese: “La crisi continua a peggiorare a Gaza e West Bank”.
La crisi nei Territori palestinesi continua a peggiorare tra assedi, violenze e tensioni diplomatiche. Secondo il Governo palestinese, l’avanzata israeliana a Gaza City e l’ordine di evacuazione verso appena 7 km² a sud della Striscia rappresentano una minaccia per quasi un milione di persone.
Nei centri di distribuzione della Gaza Humanitarian Foundation, le forze israeliane hanno continuato a colpire palestinesi in cerca di aiuti, causando almeno 2.248 morti e circa 16.600 feriti dal 27 maggio 2025.
Cindy McCain, direttrice del WFP, il World Food Programme, ha avvertito che “Gaza è al limite”, mentre Inger Ashing di Save the Children International ha denunciato che si tratta di “fame come metodo di guerra nei termini più estremi”. Philippe Lazzarini dell’UNRWA ha parlato di una negazione della carestia da parte di Israele come “l’espressione più oscena della disumanizzazione”.
La crisi si estende anche sul piano diplomatico. Il Dipartimento di Stato statunitense ha revocato e negato i visti a funzionari dell’OLP e dell’Autorità Nazionale Palestinese, impedendo loro di partecipare all’80ª sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU.
Sul fronte dei territori occupati, continuano le violenze dei coloni israeliani e delle forze militari. A Masfer Yatta, attivisti riportano la creazione di una nuova installazione coloniale vicino alle abitazioni palestinesi, collegata alla recente uccisione dell’attivista Odeh al-Hathalin. Secondo l’ONU, le autorità israeliane hanno demolito 56 strutture palestinesi in 15 anni, di cui 14 nell’ultimo anno e mezzo.
Inoltre, le forze israeliane detengono i corpi di 726 palestinesi, tra cui 67 bambini, secondo la Campagna nazionale per il recupero dei martiri, una pratica che prosegue dal 2015 e che mostra un incremento negli ultimi anni.
Nelle ultime settimane, le forze israeliane hanno inoltre condotto raid a Nablus e Ramallah, provocando feriti e danni. A Nablus, l’assedio della Città Vecchia è durato quasi nove ore, costringendo famiglie a lasciare le proprie abitazioni e dispiegando cecchini in varie zone.
L’aggressione continua anche nei campi profughi della Cisgiordania: Jenin da 224 giorni, Tulkarem da 218 giorni e Nour Shams da 205 giorni subiscono quotidiane operazioni militari israeliane.
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