15 Settembre 2026
Sardegna

Auto elettrica, ricaricare fuori casa costa troppo

Ricaricare un’auto elettrica a casa costa poco. Farlo in strada o in autostrada può costare il doppio, il triplo, a volte di più , senza che il guidatore lo sappia in anticipo. È la conclusione che emerge da uno studio commissionato dalla commissione Trasporti del Parlamento Europeo e realizzato da FIER Sustainable Mobility, che ha analizzato i prezzi e la trasparenza tariffaria della ricarica pubblica per veicoli elettrici e dell’alimentazione elettrica a banchina nei porti dell’Unione.

Il verdetto è netto: il sistema attuale è opaco, complesso, spesso ingiustificatamente costoso. E rischia di sabotare la transizione verso la mobilità elettrica proprio nel momento in cui l’Europa la sta imponendo per legge.

Prezzi da Far West.

I numeri parlano da soli. Nella ricarica in corrente alternata (AC), i prezzi medi praticati dai fornitori di servizi di mobilità oscillano tra 0,27 e 0,65 euro per kilowattora. Per la ricarica rapida in corrente continua (DC) la forchetta è ancora più ampia: da 0,32 a oltre 0,85 euro/kWh, con punte che superano 1 euro in alcuni mercati. Ma il dato più eloquente riguarda il singolo punto di ricarica: per la stessa colonnina, la differenza di prezzo tra il fornitore più economico e quello più caro può arrivare a 1,40 euro per kilowattora. Una variabilità che non ha giustificazione nei costi reali e che lo studio definisce, senza mezzi termini, irragionevole dal punto di vista dell’utente.

A complicare ulteriormente le cose, il prezzo finale dipende spesso da come si paga: in modo spontaneo tramite l’operatore della colonnina, oppure tramite un fornitore di servizi con abbonamento. Le tariffe sono difficili da confrontare, le informazioni prima della ricarica spesso assenti, e le commissioni nascoste tutt’altro che rare.

Il problema della concorrenza che non c’è.

Lo studio individua una causa strutturale dietro questi squilibri: i monopoli locali. Nella ricarica AC su strada, chi ha bisogno di ricaricare si trova spesso di fronte a una sola colonnina disponibile nelle vicinanze. Nessuna alternativa, nessuna concorrenza, nessuna pressione a tenere i prezzi ragionevoli. Per la ricarica DC rapida la competizione è in genere più vivace , e un sovrapprezzo rispetto alla ricarica domestica sarebbe anche giustificabile, visti i maggiori investimenti necessari , ma le differenze di prezzo tra Paesi e metodi di pagamento restano difficili da spiegare con i soli costi.

Il Regolamento europeo sulle infrastrutture per i combustibili alternativi (AFIR) impone già che i prezzi siano ragionevoli, trasparenti, facilmente comparabili e non discriminatori. Ma la sua attuazione, denuncia lo studio, è disomogenea e l’enforcement troppo debole.

Nei porti è ancora peggio.

Se la situazione della ricarica su strada è preoccupante, quella nei porti è potenzialmente peggiore. L’alimentazione elettrica a banchina , il sistema che permette alle navi ormeggiate di spegnere i motori diesel e collegarsi alla rete elettrica , è quasi ovunque fornita in regime di monopolio o quasi-monopolio. E a differenza della ricarica per auto, il diritto europeo non prevede ancora alcun principio esplicito di equità tariffaria per questo servizio.

Il risultato è un panorama caotico: le tariffe variano enormemente da porto a porto, combinano costi energetici con voci fisse, spese di connessione e importi minimi, e tendono a penalizzare le navi più piccole o quelle che sostano per breve tempo. Dal punto di vista degli armatori, il costo dell’elettricità a banchina viene direttamente confrontato con quello della generazione autonoma a bordo. Se i prezzi sono troppo alti, la scelta è semplice: si tengono accesi i motori. Con buona pace degli obiettivi climatici europei.

Le raccomandazioni: più trasparenza, meno monopoli.

Lo studio avanza proposte concrete per entrambi i fronti. Per la ricarica dei veicoli elettrici, le priorità sono tre: mostrare il prezzo totale prima che la sessione inizi, semplificare le strutture tariffarie , soprattutto per le colonnine sotto i 50 kW , e rafforzare i controlli. Sul fronte dei porti, la raccomandazione principale è l’introduzione di linee guida europee per la trasparenza e la struttura delle tariffe, con modelli di recupero dei costi che non penalizzino i primi ad adottare la tecnologia.