Aumenta la spesa militare: in crescita gli utili dell’industria europea della difesa.
L’industria della difesa dell’Unione europea sta vivendo una fase di rapida espansione, spinta dal deterioramento del quadro di sicurezza internazionale, dall’aumento degli investimenti militari nazionali e da una serie di iniziative comunitarie, ampiamente sostenute dalla capacità lobbystica dei grandi player della difesa, volte a favorire la cooperazione industriale transfrontaliera. L’invasione russa dell’Ucraina, il progressivo riorientamento strategico degli Stati Uniti e il rinnovato dibattito sull’autonomia strategica hanno poi impresso una svolta a un settore che per anni aveva sofferto di sottoinvestimenti e frammentazione.
Secondo i dati dell’Associazione europea delle industrie aerospaziali, della sicurezza e della difesa (ASD), il fatturato del comparto nei 27 Stati membri ha raggiunto circa 148 miliardi di euro nel 2024, con un incremento superiore al 60% rispetto al 2021 in termini nominali. Le esportazioni, ancora, si sono attestate intorno ai 48 miliardi, mentre l’occupazione diretta ha coinvolto mezzo milione di addetti.
Un settore concentrato ma ancora diviso.
La produzione – ricorda una indagine di Sebastian Clapp – resta fortemente concentrata in Francia, Germania, Italia, Spagna e Svezia, anche se aziende impegnate nella realizzazione dei 46 sistemi di difesa più critici sono presenti in ben 23 Paesi membri. Nel 2024 il gruppo francese Thales si è confermato la principale impresa europea per ricavi nel settore militare, seguito dall’italiana Leonardo. Venti società con sede nell’UE figurano tra le prime cento al mondo, generando complessivamente circa 104 miliardi di euro di entrate dalla difesa.
Il confronto con gli Stati Uniti resta tuttavia impietoso: quasi la metà delle prime cento aziende globali è americana e produce ricavi per oltre 334 miliardi di dollari, con il colosso Lockheed Martin da solo a quota 68 miliardi. Cinque gruppi cinesi figurano nella stessa classifica con un fatturato complessivo di 355 miliardi di dollari.
La struttura proprietaria delle imprese europee riflette il carattere strategico del settore. In molti casi lo Stato mantiene quote di controllo o poteri di veto, come in Naval Group o Fincantieri, mentre realtà a conduzione familiare – tra cui Dassault o Liebherr – privilegiano strategie fortemente nazionali. Questo assetto, unito alle norme sui “golden power”, rende più difficili fusioni e integrazioni transfrontaliere, limitando la competitività rispetto a mercati più consolidati.
Cosa produce l’Europa.
L’offerta industriale europea è ampia: aeronautica militare, elicotteri, carri armati e veicoli blindati, artiglieria e munizionamento, navi da guerra e sottomarini, sistemi missilistici, tecnologie spaziali, elettronica militare e capacità cyber. Particolarmente dinamico è il segmento dei droni e dei sistemi autonomi.
Permangono però lacune significative: l’UE non dispone ancora di soluzioni proprie in campi cruciali come i droni a lunga autonomia, i missili balistici tattici o i razzi d’artiglieria a lungo raggio, segno di una dipendenza storica dagli Stati Uniti.
La guerra in Ucraina ha evidenziato l’urgenza di accelerare la produzione. Le aziende extraeuropee, forti di mercati interni più vasti, sono riuscite a fornire equipaggiamenti con maggiore rapidità. Negli ultimi anni, tuttavia, l’industria del continente ha invertito la rotta: la capacità produttiva di munizioni è passata da 300 mila colpi annui nel 2022 a circa 2 milioni nel 2025, con tassi di crescita tripli rispetto ai periodi di pace.
Più risorse pubbliche e nuovi strumenti UE.
La spesa militare degli Stati membri è cresciuta in modo marcato, toccando 381 miliardi di euro nel 2025, il 63% in più rispetto al 2020. Il peso sul PIL è salito all’1,9% nel 2024 e dovrebbe raggiungere il 2,1% nel 2025. Gli investimenti, pari a circa 130 miliardi, rappresentano ormai quasi un terzo della spesa totale, con oltre 88 miliardi destinati all’acquisto di equipaggiamenti. In forte aumento anche la ricerca e sviluppo, passata da 13 a 17 miliardi in un anno.
Per accompagnare questo sforzo, Bruxelles ha messo in campo diversi strumenti: dal Fondo europeo per la difesa ai programmi per la mobilità militare, fino all’Atto a sostegno della produzione di munizioni (ASAP), all’EDIRPA per gli acquisti congiunti e al nuovo programma europeo per l’industria della difesa (EDIP).
foto Navy Seaman Daniel Kimmelman
