11 Agosto 2026
CulturaPoliticaSardegna

Attuazione dell’European Media Freedom Act e tutela del pluralismo dell’informazione in Italia. Un cammino in salita.

Secondo il Media Pluralism Monitor 2025, l’Italia presenta un livello di rischio medio-alto per il pluralismo dei media. Le principali criticità individuate riguardano l’elevata concentrazione della proprietà, la scarsa trasparenza e la dipendenza dalle grandi piattaforme digitali.

Nel settore della pubblicità online, i primi quattro operatori controllano oltre il 77% del mercato, segno di una forte dominanza che penalizza la concorrenza e limita la diversificazione delle fonti di informazione.

Mancata conformità all’European Media Freedom Act.

Il rapporto sottolinea che l’attuale quadro normativo italiano non rispetta pienamente l’articolo 6 del European Media Freedom Act (EMFA), che impone agli Stati membri di garantire la piena trasparenza sulla proprietà dei media.
Inoltre, i criteri nazionali non contemplano ancora la tutela dell’indipendenza editoriale, prevista dall’articolo 22 dello stesso regolamento europeo.

Un ulteriore elemento di preoccupazione è la paralisi del Comitato parlamentare di vigilanza sulla RAI, bloccato dall’assenza del quorum dovuta alla mancata partecipazione della maggioranza. Tale stallo istituzionale impedisce – nulla di nuovo – l’esercizio di un controllo effettivo sul servizio pubblico radiotelevisivo.

Le raccomandazioni del Media Pluralism Monitor.

Tra le raccomandazioni rivolte all’Italia, il rapporto propone una serie di riforme strutturali per rafforzare la libertà e l’indipendenza dei media, suggerendo di riformare il sistema di sostegno pubblico all’editoria per promuovere l’autonomia economica e l’innovazione del settore; ancora garantire accordi equi e trasparenti tra editori e piattaforme digitali per l’uso dei contenuti giornalistici, aumentare la trasparenza sulla proprietà dei media e, infine, rafforzare l’indipendenza dell’AGCOM, anche attraverso procedure di nomina più trasparenti e meritocratiche.

Riforme che, con molta probabilità, non vedranno mai la luce in un Paese dove la presenza di un sistema mediatico debole e acritico rappresenta una tutela per la disinformazione istituzionale e il mantenimento dei cittadini in una condizione di ignoranza su politiche e scandali interni all’apparato politico-burocratico italiano (e regionale).

foto Gerd Altmann da Pixabay.com