Assoutenti: “Il CID digitale non deve consegnare il consumatore ai big data”
Assoutenti lancia l’allarme sui rischi connessi al CID digitale, strumento che può semplificare la denuncia del sinistro ma che, senza regole chiare e garanzie effettive, rischia di trasformarsi in un meccanismo di raccolta dati, profilazione del cliente e canalizzazione verso filiere riparative predeterminate.
Il punto non è la tecnologia in sé. Il punto è l’uso che viene fatto dei dati e il rischio che il danneggiato, nel momento di maggiore fragilità dopo un incidente, venga indirizzato quasi automaticamente verso carrozzerie fiduciarie o reti convenzionate, con una compressione di fatto della sua libertà di scelta.
“Il CID digitale non può diventare il cavallo di Troia per sottrarre autonomia al consumatore – dichiara il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso –. Ogni innovazione deve rafforzare i diritti del cittadino, non ridurli. Se dietro la promessa di semplificazione si nasconde un sistema che intercetta i dati del sinistro per orientare il danneggiato verso percorsi già decisi da altri, allora siamo di fronte a una deriva grave che va fermata subito”.
“I dati generati da un sinistro hanno un enorme valore economico e commerciale – aggiunge Stefano Mannacio, responsabile assicurazioni di Assoutenti –. Per questo il CID digitale va presidiato con grande attenzione. Il rischio concreto è che il consumatore venga preso in carico da una piattaforma che non si limita a raccogliere la denuncia, ma lo accompagna dentro una filiera chiusa, dove la libertà di scegliere il proprio riparatore e i propri professionisti viene progressivamente svuotata”.
Assoutenti ha chiesto quindi massima trasparenza sulle modalità di raccolta e utilizzo dei dati, consenso realmente informato, divieto di ogni forma di indirizzamento occulto e piena tutela del diritto del danneggiato a scegliere liberamente carrozziere, perito e professionisti di fiducia.
