13 Agosto 2026
Sardegna

Assegno non versato per difficoltà economiche: la Cassazione assolve il padre separato

Un padre separato smette di versare l’assegno di mantenimento per qualche mese, travolto dalle spese improvvise della nuova vita da solo. Successivamente, viene condannato in appello per violazione degli obblighi di assistenza familiare, dopo essere stato assolto in primo grado. La Cassazione, però, gli dà ragione e annulla la condanna. È questa la vicenda al centro di una recente ordinanza della Suprema Corte, citata dall’associazione Codici come ulteriore prova di un sistema giudiziario che, secondo l’organizzazione, penalizza sistematicamente i padri nelle cause di separazione.

Il caso: pochi mesi di inadempienza, una condanna ribaltata due volte.

I giudici di merito che avevano condannato il padre avrebbero ignorato elementi decisivi: le difficoltà economiche sopravvenute alla separazione, l’esito negativo di alcune procedure esecutive avviate dall’ex moglie e, fatto non secondario, la ripresa regolare dei versamenti non appena la situazione lo aveva consentito. La Cassazione ha ritenuto che questi elementi non potessero essere trascurati nella valutazione della condotta dell’uomo.

“Un inadempimento di pochi mesi per affrontare nuove spese non può costare una condanna, soprattutto se il padre ha sempre adempiuto con regolarità a questo obbligo”, ha affermato Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici

Certi giudici non tengono conto della realtà.

Per Codici la sentenza non è un caso isolato, ma la conferma di una tendenza strutturale tra le toghe italiane. “Frequentemente registriamo decisioni a senso unico che vedono soccombere i padri separati, ridotti a bancomat”, denuncia Giacomelli, chiedendo ai magistrati di fare tesoro dell’ordinanza.