ASPAL TV, il canale delle politiche attive: propaganda, autoreferenzialità e zero impatto.
Doveva essere uno strumento innovativo di informazione e orientamento sul lavoro in Sardegna. È diventato, nei fatti, l’ennesimo contenitore vuoto per la promozione dei servizi per il lavoro. ASPAL TV, il canale YouTube dell’Agenzia sarda per le politiche attive del lavoro, si è rivelato un flop sotto ogni profilo: contenuti (neanche un minimo di editing sanno fare gli esperti di via Is Mirrionis), pubblico e utilità sociale.
I numeri parlano chiaro: poche visualizzazioni, nessuna viralità e interazioni pressoché inesistenti. Ma il problema non è l’algoritmo o la scarsa “fortuna” digitale. Il problema, come richiamato sopra, sono i contenuti. Video costruiti quasi esclusivamente su interviste autoreferenziali ai dirigenti, interventi celebrativi sull’operato dell’Agenzia e qualche sporadica testimonianza di partecipanti a progetti finanziati con fondi regionali ed europei (peraltro di scarso impatto economico come il famigerato Talent Up costato quasi 7.1 milioni di euro), raccontati però con un linguaggio piatto, burocratico, totalmente scollegato dalla realtà di chi il lavoro (o una esperienza formativa sostanziale) lo cerca davvero.
Basta guardare uno dei video simbolo del progetto – come quello pubblicato sul canale ufficiale e facilmente reperibile online – per comprendere il livello: riprese statiche, montaggio elementare, nessuna narrazione, nessuna informazione concreta, nessuna utilità per giovani, disoccupati, lavoratori precari o imprese. Un prodotto comunicativo che appare fuori dal tempo, incapace di parlare il linguaggio del web e, soprattutto, di intercettare i bisogni reali del mercato del lavoro sardo.
E non dovrebbe sorprendere. ASPAL TV sembra concepita più come una vetrina istituzionale (ovviamente al ribasso) che come servizio pubblico. Un canale usato per raccontare quanto l’Agenzia “fa”, non per spiegare come accedere alle misure, quali opportunità esistono, quali criticità permangono, quali diritti spettano ai lavoratori. Nessun approfondimento serio, nessun confronto, nessuna voce critica. Solo comunicazione unidirezionale, autoreferenziale e, ricordiamolo, imbarazzante.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un’informazione pubblica che resta povera, opaca e inutile. In una regione che continua a registrare tassi di disoccupazione elevati, precarietà diffusa e fuga di giovani, un canale come ASPAL TV avrebbe potuto – e dovuto – rappresentare uno strumento di trasparenza, orientamento e responsabilità pubblica. Invece è diventato l’ennesimo esempio di cattiva comunicazione istituzionale. Nulla di nuovo. In Sardegna è la regola della comunicazione pubblica.
La cosa più grave, però, è il silenzio. Nessuno valuta, nessuno corregge, nessuno si assume responsabilità. Nessuna dichiarazione o provvedimento, per esempio, è stato promosso “dall’assessora che balla” e che parla di “buoni servizi sanitari”.
Insomma, nessuna autocritica, nessun ripensamento del progetto (che affonda le radici nelle precedenti amministrazioni regionali), nessuna riflessione sull’uso delle risorse pubbliche. Intanto, l’informazione sul lavoro in Sardegna resta approssimativa, frammentata e spesso propagandistica.
ASPAL TV, dunque, non rappresenta solo l’ennesimo fallimento comunicativo. È il sintomo di un modo di intendere le politiche pubbliche come narrazione autocelebrativa, scollegata dai risultati e impermeabile al giudizio dei cittadini.
E a pagare, come sempre, è il territorio, condannato a subire una formazione professionale di infimo livello.
