Asilo, ok del Parlamento UE: elenco dei Paesi sicuri e procedure più rapide.
Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva una riforma delle procedure di asilo che punta ad accelerare l’esame delle domande e a rendere più uniforme l’applicazione delle regole tra gli Stati membri. Il via libera è arrivato oggi nell’ambito della commissione LIBE, con due votazioni distinte: 408 voti favorevoli, 184 contrari e 60 astensioni per l’istituzione dell’elenco UE dei Paesi di origine sicuri, e 396 voti a favore, 226 contrari e 30 astensioni per le norme sull’applicazione del concetto di Paese terzo sicuro.
Il nuovo elenco europeo individua Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia come Paesi di origine sicuri. Ciò consentirà di trattare in modo più rapido le domande presentate dai loro cittadini. Sarà il richiedente, secondo le nuove regole, a dover dimostrare che nel proprio caso sussistono motivi specifici – come il rischio di persecuzioni o di gravi danni – tali da giustificare l’esame ordinario della richiesta.
Anche i Paesi candidati all’adesione all’UE saranno presunti sicuri, salvo particolari circostanze: conflitti armati con violenze indiscriminate, un tasso di riconoscimento delle domande di asilo nell’Unione superiore al 20% o sanzioni legate a violazioni dei diritti fondamentali.
Alla Commissione europea spetterà il compito di vigilare (poveri noi) sulla situazione dei Paesi inseriti nell’elenco e ad essa, secondo il provvedimento, è attribuità la facoltà di sospendere temporaneamente la qualifica o proporre la rimozione definitiva dei Paesi se le condizioni dovessero peggiorare. Gli Stati membri manterranno la possibilità di designare ulteriori Paesi sicuri a livello nazionale, purché non siano stati esclusi dall’elenco europeo, che potrà essere aggiornato con la procedura legislativa ordinaria.
Un’altra novità centrale riguarda l’applicazione del concetto di Paese terzo sicuro. Gli Stati membri potranno dichiarare inammissibile una domanda di asilo se il richiedente ha un legame con un Paese extra UE ritenuto sicuro – ad esempio per la presenza di familiari o precedenti soggiorni –, se è transitato da quel Paese dove avrebbe potuto chiedere protezione, oppure se esiste un accordo bilaterale o europeo che prevede l’ammissione dei richiedenti asilo.
Tali intese dovranno obbligare il Paese terzo a esaminare nel merito le richieste di protezione. Inoltre, il ricorso contro una decisione di inammissibilità non sospenderà automaticamente il rimpatrio.
Alcune disposizioni potranno entrare in vigore prima dell’applicazione complessiva del nuovo quadro europeo sull’asilo, prevista per giugno 2026. Tra queste, la possibilità di designare Paesi terzi sicuri con eccezioni territoriali o per categorie specifiche di persone e l’uso delle procedure accelerate di frontiera per le nazionalità con un tasso di riconoscimento inferiore al 20%.
“Con questo voto il Parlamento segna una svolta politica nella gestione della migrazione”, ha dichiarato Alessandro Ciriani dei COnservatori e Riformisti europei, relatore per l’elenco dei Paesi di origine sicuri. “Si chiude una fase di ambiguità: l’UE si dota di regole comuni, procedure più rapide e di un approccio fermo contro gli abusi, tutelando al tempo stesso chi ha davvero diritto all’asilo”.
I due regolamenti dovranno ora essere formalmente adottati dal Consiglio dell’UE. Le nuove norme modificano il Patto su migrazione e asilo approvato nell’aprile 2024 e diventeranno pienamente operative a partire da giugno 2026.
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