Arsia, 86 anni dopo: il ricordo di una strage dimenticata
Erano le prime ore del mattino del 28 febbraio 1940 quando una devastante esplosione squarciò le viscere della miniera di Arsia, in Istria. In pochi istanti, 185 minatori persero la vita in quella che rimane una delle più gravi tragedie industriali della storia italiana — e tra le meno ricordate.
Oggi, a 86 anni di distanza, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Calderone ha voluto rendere omaggio a quelle vittime, sottolineando come il dovere della memoria non sia ancora stato del tutto onorato. “Ricordare Arsia non è solo un atto di doverosa pietà verso le vittime e le loro famiglie, ma un impegno civile”, ha dichiarato il ministro. “Quei minatori ci ricordano che la dignità umana deve sempre prevalere.”
Un riconoscimento concreto arriva in questa data simbolica: il Presidente della Repubblica ha sottoscritto il decreto che conferisce la Stella al Merito del Lavoro alla Memoria ai lavoratori periti nella sciagura, un gesto atteso da decenni che restituisce, almeno in parte, la dignità storica a uomini che scesero sottoterra e non ne risalirono mai più.
La miniera di Arsia, situata nell’Istria che allora faceva parte del Regno d’Italia, era uno dei principali poli estrattivi del carbone della penisola. La tragedia del 1940 lasciò ferite profonde in una comunità intera, tra vedove, orfani e famiglie distrutte. Eppure, complici le vicende storiche che avrebbero di lì a poco travolto quei territori — la guerra, le foibe, l’esodo istriano — quella strage finì per essere inghiottita dal silenzio, relegata ai margini della memoria collettiva nazionale.
Ricordarla oggi, ottantasei anni dopo, è il minimo che si possa fare.
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